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Dritte in cucina

Fiamme, fuoco e cocktail: i consigli degli esperti di barbecue

Di FDL il

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Fiamme, fuoco e cocktail: i consigli degli esperti di barbecue

Il primo weekend di luglio si è svolto il Prime Uve Invitational Barbecue Championship 2017.

La terza edizione del campionato di barbecue americano, organizzato dalla Distilleria Bonaventura Maschio, ha visto sfidarsi 18 team in quello che, per coloro che lo praticano, è un vero e proprio sport (con la differenza che non si dimagrisce): una disciplina che richiede spirito di sacrificio, weekend a migliaia di chilometri da casa e notti passate a sorvegliare le braci. La maggior parte dei bbqers ha lavori "normali" 5 giorni su 7, eppure è pronta a dedicare tutto il proprio tempo libero a una passione difficile da capire per chi non ha mai assistito a una delle competizioni, respirando l'odore di fumo e sudando al calore delle griglie.

Ventiquattro giudici KSBC hanno valutato le preparazioni delle squadre per aspetto, gusto e morbidezza, mentre gli invitati hanno potuto approfondire alcuni aspetti legati alla cottura della carne e del food pairing. Tra gli esperti presenti c'era Gianfranco Lo Cascio di BBQ4All, grazie al quale abbiamo scoperto che molto di quello a cui crediamo, quando si parla di carne, è sbagliato.

Ci siamo divertiti a riassumere quattro luoghi comuni sul Barbecue da sfatare:

1. Bbq non è sinonimo di grilling

In italia diciamo indifferentemente "Vado a fare un barbecue" o "Vado a fare una grigliata" ma i concetti sono molto diversi. Il barbecue sono pezzi grossi di carne, cotti lentamente e a lungo, dove c'è la presenza imprescindibile del fumo di legna. Quando grigliamo invece cuociamo piccoli pezzi per poco tempo.

2. Il tempo di cottura non esiste

Non esiste un tempo di cottura che vada bene per ogni pezzo di carne e dobbiamo diffidare di chi ci fornisce ricette precise, calibrate al minuto. Ogni situazione, ogni taglio di carne, ogni griglia o barbecue - e anche ogni griller - sono diversi.

3. 75°

C'è un numero, però, che dobbiamo stamparci bene in mente. 75° è la temperatura a cui la carne può essere considerata cotta, senza possibilità di errore. Sbaglia chi considera il termometro da carne uno strumento superfluo: è indispensabile anche - e soprattutto - per i "grigliatori" amatoriali.

4. La carne italiana non è la migliore

O meglio, non lo è in assoluto. Se vogliamo una carne magra e asciutta, ad esempio, la Chianina sarà perfetta, ma se vogliamo una carne ben infiltrata di grasso la nostra scelta deve ricadere su un altro animale, tipo il Wagyu. 

Tra i protagonisti del weekend c'erano sicuramente i cocktail di Michele di Carlo, una leggenda della mixology italiana, che ci ha dato ottimi spunti di abbinamento tra drink, preparati utilizzando gli spirits Prime Uve, e carne. Tra i più apprezzati il BB Prime: la combinazione dell'amaro del chinotto e dell'acidità dei frutti rossi, con la chiusura finale "pulita" della liquirizia, si accompagna perfettamente alle costoline, facendone emergere le note affumicate o evidenziando la glassatura.

I sentori aciduli ed erbacei del Mediterraneo, più leggero, si sposano bene con carni bianche come il pollo. Negroni - uno dei cocktail preferito dai campioni di bbq - e Gin Tonic, con le loro note amare, sono perfetti per tutti i tipi di carne.

E il Margarita? Seguendo una tradizione sudamericana per cui "Lime, mezcal e maiale vanno sempre d'accordo" possiamo accompagnarlo a costine affumicate. 

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