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Birra e vino: così distanti, così vicini. Cronache di una degustazione speciale

Di FDL il

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Birra e vino: così distanti, così vicini. Cronache di una degustazione speciale

Una degustazione a dieci calici, cinque regioni e due tipologie di alcolici differenti può sembrare, per chi non è avvezzo al settore, un incubo. Oppure l'occasione per imparare qualcosa.

Sabato 21 ottobre a Ein Prosit, la manifestazione enogastronomica organizzata nel Tarvisiano, si è tenuta l'interessantissima degustazione “Le Italian Grape Ale e la (nuova) tradizione dei vini frizzanti, un confronto possibile", condotta da Eugenio Signoroni, curatore della Guida alle Birre d'Italia di Slow Food, e dal sommelier e 'comunicatoredel vino Jacopo Cossater.

Protagoniste cinque Italian Grape Ale e cinque vini frizzanti rifermentati in bottiglia. Le IGA sono definibili come , più che uno stile, una "famiglia birraia" in cui l'uva entra in qualche forma - mosto, acini, uva passita... Birre che hanno avuto il pregio, come quelle a fermentazione spontanea hanno fatto in Belgio, di riportare l'attenzione sulla zona di produzione, creando un concetto di terroir brassicolo e contribuendo a delineare l'identità dei birrifici italiani sulla scena mondiale. Tutte le coppie vino-birra avevano una varietà d'uva in comune.

"Per anni il mondo della birra e quello del vino sono stati antagonisti" ha introdotto l'incontro Signoroni "Poi le barriere hanno iniziato a cadere: nei ristoranti sono arrivate le bottiglie di birra artigianale da 0,75 cl ed è iniziata la moda dei rifermentati in bottiglia, che sono più facili di un metodo classico e ci hanno fatto accettare il torbido. Le barriere sono cadute".

E durante la degustazione sono cadute anche molte delle nostre barriere e dei nostri preconcetti. Calcio d'inizio con la Limes di Brùton e il Vino Bianco Frizzante “Z” di Quartomoro: la birra è una Saison fermentata con un 30% di mosto di Vermentino, dal forte corpo, dall'acidità intensa e dal profilo aromatico molto simile al vino, con cui la accomuna anche la spiccata salinità.

La degustazione è proseguita con la Tibir di Montegioco e il Vino Bianco Frizzante di Cascina Carpini. Uva in comune: il timorasso. Montegioco è nota per le sue straordinarie birre alla frutta, e infatti nella Tibir è l'aspetto fruttato dell'uva, il cui mosto viene messo in bollitura, ad emergere, a scapito delle note vinose. Il vino di Donati fa invece parte della "terza onda" di produttori di Timorasso, ed è una prova, un po' scherzosa un po' no, di spumantizzazione del timorasso. Esperimento perfettamente riuscito.

Siamo andati a due opposti geografici con il terzo abbinamento, la BB7 di Barley vs il Vino Bianco Frizzante “Primaversa” di Monteversa. Il birrificio sardo non è nuovo alle Italian Grape Ale: la loro prima è stata la BB10, una imperial stout in cui viene utilizzato mosto d'uva cotto, mentre nella BB7 ad essere utilizzato, tramite la crioconcentrazione, è il mosto di moscato. Il risultato è fresco, con note agrumate e una pericolosa bevibilità. A fare da contraltare c'era il bianco di Giovanni Bressanin, che interpretava il moscato in modo affatto scontato, con una (prevedibile) forte aromaticità bilanciata però da un'acidità di carattere.

La quarta coppia è stata, secondo il modesto e poco esperto parere di chi scrive, la più interessante e appassionante: da una parte la Caos di Birra del Borgo, dall'altro la Malvasia dell’Emilia “Levante 90” di Podere Cipolla. La Caos è prodotta (utilizzando il 25% di malvasia) con metodo classico, e di un metodo classico ha il perlage raffinato, il naso fine e un'acidità perfettamente equilibrata. Un'eleganza che troviamo anche nella Malvasia di Podere Cipolla, vino complesso ma di grande freschezza.

La degustazione si è conclusa con l'abbinamento tra la Beerbera di Loverbeer e il Barbera dell’Emilia “Il Mio Barbera” di Camillo Donati. Nella Beerbera - l'etichetta con cui, nel 2010, il birrificio piemontese ha debuttato sulla scena brassicola italiana - il mostro d'uva Barbera viene fatto fermentare in botti di rovere. La massiccia quantità in cui viene utilizzato (circa il 20%) rende l'abbinamento con il Barbera di Donati particolarmente riuscito, giocando tanto sulla similarità aromatica quanto su quella cromatica.

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