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Come scegliere il bicchiere giusto per il vino: la masterclass con 4 grandi vini

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Come scegliere il bicchiere giusto per il vino: la masterclass con 4 grandi vini
Foto Annalisa Cavaleri

Vedere un Sassicaia del 2012 versato in un bicchiere di materiale biodegradabile? Sembra una pazzia, invece è stata un'idea originale per una mastercalss, che ha fatto capire ai partecipanti - alla cieca - come cambia il sapore e il profumo del vino in base al bicchiere che si utilizza.

La giornata di formazione per gourmet, sommelier e professionisti della ristorazione è "andata in scena" in collaborazione con lo storico brand Riedel durante Taormina Gourmet, l'evento creato dal giornalista Fabrizio Carrera.

"Sfilettereste il pesce con il coltello per il pane ? Allora anche per un buon vino ci vuole il bicchiere giusto, e l'assioma è che un grande vino ha bisogno di un grande bicchiere e di superfici grandi per esprimersi al meglio - spiega Stefano Canello di Riedel -. A seconda della forma del bicchiere, e di come il liquido entra in bocca, cambia fortemente la percezione che si ha del vino". 

La Masterclass ha visto come protagonista la linea Performance che è stata il frutto di uno studio di oltre 7 anni: la superficie di ogni bicchiere, infatti, all'esterno è liscia ma all'interno ha una serie di "onde" che permettono di "rompere" le molecole del vino e di eslatarne i profumi.

Il bicchiere giusto per 4 vini diversi: la Masterclass

Primo vino: Sauvignon Blanc Ronco delle Mele

Per il Sauvignon Blanc il bicchiere giusto è il numero 2 - credit: Annalisa Cavaleri

Il primo vino in degustazione è il Sauvignon Blanc Ronco delle mele dal Friuli. Si tratta di un vino fatto in acciaio, un "contenitore pulito" che permette di lasciare in purezza l'aroma di frutta e di lieviti del vino.

Bicchiere 1: Dal primo bicchiere il vino risulta "piattio" al naso e ne viene esaltata un'eccessiva acidità

Bicchiere 2: nel secondo bicchiere, invece, il vino risulta perfetto al naso, con note complesse di frutta. Viene esaltata la dolcezza del vino. Il vino entra in bocca arrivando sulla punta, dove ci sono i recettori della dolcezza, dando massima espressione alla frutta.

Risultato: vince il calice numero 2

Secondo vino: Chardonnay Tasca d'Almerita

Per lo Chardonnay il bicchiere giusto è il n.1 - credit Annalisa Cavaleri

Il secondo vino in degustazione è lo Chardonnay Tasca d'Almerita maturato in legno. In questo secondo vino si aggiunge il legno, che matura e sviluppa la malolattica. Bisogna considerare, nella degustazione, la Barrique come importante l’elemento in più.

Bicchiere 1: il vino ha una armonia affascinante, al palato arriva esternamente sulla lingua, dove ci sono i ricettori dell acidità. Questa forma permette di contrastare la morbidezza data dalla malolattica.

Bicchiere 2: del vino si "sente" solo legno e tostatura. La frutta è spenta.

Risultato: vince il calice 1

Terzo vino: Pinot Nero Mazzon dell'Azienda Gottardi

Per il Pinot Nero il calice giusto è il n. 3 - credit Annalisa Cavaleri

Terzo vino in degustazione, il Pinot nero altoatesino Mazzon dell'azienda Gottardi. Il vitigno è famoso e coltivato in tutto mondo. La buccia dell'uva è sottile, l'acidità altalenante e i tannini fini, quindi il colore risulta "scarico".  
Premessa: per questo vino di solito si usa il baloon, ma, secondo l'esperto di Riedel, il baloon in realtà è "il nemico" del rosso  perché fa uscire solo alcool e acidità, mentre a livello colore accentua riflessi verdi.

Bicchiere 3:  ciliegie, spezie e profumi intensi, il colore è piacevolmente ricco e dai toni amaranto. La particolare "lingua" che caratterizza la zona in bui si appoggiano le labbra è una sorta di  “paraurtri dell’acidità” perché obbliga il vino ad arrivare sulla punta lingua, una delle parti più sensibili del corpo, che percepisce la dolcezza. I tannini sono equilibrati.

Bicchiere 4: del vino si sente l'acidità fortissima, tannini eccessivi e taglianti, allappa la lingua e il colore riporta toni sul verde. Il sapore è "corto" e ha un tocco amaro sul finale.

Risultarto: Vince il bicchiere numero 3, che è perfetto anche per il Nerello mascalese.

Quarto vino: Bolgheri Sassicaia taglio bordolese

Per il Cabernet Sauvignon il calice giusto è il n.4 - Annalisa Cavaleri

Un Cabernet Sauvignon con piccola percentuale di Cabernet Franc. E' il vitigno più resistente e piantato al mondo. Il chicco ha una "corazza forte", una buccia spessa molto resistente. Ha un ciclo vegetativo corto con una velocità di maturazione ampia. "Parla diverse lingue" a seconda di dove viene piantato.

Bicchiere 3: il legno è dominante, c'è meno armonia, l'alcol è pungente. In questo bicchiere è come se questo vino eccezionale viaggiasse col freno a mano tirato come strozzato dalla forma del calice. Al palato è fortemente astringente e viene voglia di deglutire subito.

Bicchiere 4: si sente forte la ciliegia, c'è una forte armonia, il vino è più rotondo e avvolgente.  Si riesce a percepire ogni complessità di questo vino meraviglioso. I tannini ci sono ma poi spariscono subito e lasciano la bocca pronta per prendere un altro boccone di cibo. Il vino sul palato entra diversamente rispetto al bicchiere 3 e viene voglia di bere in due step. Il vino entra largo in bocca, se ne capisce la grandezza, si tiene in bocca e si deglutisce con calma.

Risultato: vince il calice numero 4

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