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Frutto del drago dalla A alla Z: tutti i segreti del colorato frutto esotico

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Frutto del drago dalla A alla Z: tutti i segreti del colorato frutto esotico

Amarilla.  Questo nome indica una delle varietà di frutto del drago con buccia gialla, detta anche "yellow pitaya" (il suo nome botanico è Selenicereus megalanthus). La polpa è bianca con numerosissimi semini neri commestibili, caratteristica, questa, che accomuna tutte le varietà di frutto del drago.

Blanca. Altro nome della varietà a polpa bianca (nome scientifico: Hylocereus undatus) ma questa volta con buccia rosso-rosato: è in assoluto la varietà più diffusa sui mercati mondiali.

Ching He Huang. La celebre autrice e presentatrice di Chinese Food Made Easy, programma della BBC, ha proposto il frutto del drago (più lychees) in questa esotica rivisitazione della Pavlova.

Dragotini & C. Il succo del frutto del drago si usa anche per aromatizzare e colorare sia le bevande analcoliche che i cocktail come il Dragotini, il Dragon's Blood Punch e i Pitahaya Margaritas.

Etimologia. Il nome scientifico del genere Hylocereus deriva dal greco hyle (che indica materia legnosa) e dal latino cereus (ossia ceroso, per indicare l'aspetto della buccia). L'aggettivo latino undatus (la varietà a polpa bianca più diffusa) si riferisce invece all'aspetto ondulato del frutto maturo.

Fiori. I profumatissimi fiori sono commestibili e, una volta essiccati, si possono usare anche per un infuso.

Forma Ovale. Il frutto del drago ha una forma ovale che ricorda un po' il carciofo, anche in virtù delle sue peculiari appendici fogliari. Un singolo frutto può arrivare a misurare 15 cm in lunghezza, mentre il peso può variare da 150 a 600 grammi.

Gourmet. Il sapore e la particolare texture del frutto del drago hanno conquistato pasticceri e chef di più latitudini: con la varietà rossa, si fanno gelati, sorbetti, creme, marmellate e gelatine di un vivace color magenta o in più nuances di rosa. Il frutto del drago conferisce un tocco particolare anche ai piatti salati: José Andrés del China Poblano di Las Vegas, ad esempio, ne ha fatto una salsa su cui adagiare le quaglie fritte del suo celebre piatto battezzato Like Water for Chocolate.

How-to. In cerca di dritte e tecniche su come si taglia e si estrae la polpa da un frutto del drago? Le trovate qui insieme a tre semplicissime idee (kebab, sorbetto e smoothie) per prepararlo velocemente senza eccessive elaborazioni.

Hylocereus. È un genere di piante succulente della famiglia delle Cactacee, da cui poi deriva il frutto. Originarie del Messico e successivamente introdotte in altre zone dell'America Centrale, sono state poi esportate e coltivate un po' ovunque: dal sud est asiatico (dal Vietnam alla Tailandia, dalle Filippine all'Indonesia) al Bangladesh, dal Giappone (Okinawa) alla Cina passando per Australia, Israele, Cipro, Usa (Hawaii e California), Canarie...

Indefinito. A eccezione della varietà rossa (roja), il frutto del drago al palato dona un peculiare seppur indefinito mix fra un kiwi e una pera; c'è però anche chi dice che richiami il cocomero o il melone e il fico d'India.

John Whaite. Il celebrity chef, pasticciere, chocolatier e autore di acclamati ricettari ("John Whaite Bakes" e "John Whaite Bakes At Home"), ha ideato questa Arabian Night Tart, proposta nella terza edizione del Great British Bake Off da lui poi vinta, dove il frutto del drago (più uva, melagrana, mirtilli e mandorle) completa un guscio di frolla con frangipane di pistacchio e crema pasticcera al cardamomo.

Kcal. 100 g di frutto del drago pesano per appena 36 kcal.

Luke Nguyen. Lo chef e ristoratore australiano di origini vietnamite, titolare dell'acclamato Red Lantern di Sidney, ha incluso il frutto del drago nel suo "The Food of Vietnam", come una delle tante varianti dei "Sinh to", alias i popolari frullati tipicamente vietnamiti che alla frutta fresca sposano il latte condensato scopritelo: qui.

Messico. Cresce spontaneamente, tanto nei giardini quanto nelle foreste, dallo Yucatan alla Baja California, da Quintana Roo a Oaxaca passando per Jalisco, Veracruz, Chiapas, Tabasco... 

Pitaya (o pitahaya). Così si chiama in tutto il Sud America. In altre parti del mondo, invece, oltre a frutto del drago, è conosciuto anche come strawberry pear (paesi anglofoni), skogkaktus (Svezia), panini-o-ka-puna-hou (Hawaii), catobarse (Portogallo), thanh long (Vietnam), poire de chardon (Francia), maasik-metskaktus (Estonia), huǒ lóng guǒ (Cina) e kaeo mangkon (Thai).

"Queen of the night". I fiori di Hylocereus sbocciano una sola volta e per di più nottetempo (non a caso c'è chi li chiama anche "Moonflowers"): non appena spunta il giorno, il sole fa essiccare i petali, che cadono lasciando già intravvedere il frutto "in erba" che poi si svilupperà a formare l'insolita "palla" ovale rossa o gialla dalla buccia consistente e cerosa.

Roja La "pitaya roja". è la varietà che si distingue per il rosso particolarmente acceso della polpa, al punto da virare quasi al magenta: è detta anche "costaricensis" (o "Hylocereus polyrhizus"). Mentre le varietà a polpa banca sono più blande come gusto, questa al palato richiama un peculiare mix fra la fragola e il lampone.

Stenocerus (o sour pitayas). È una varietà diffusa nel deserto di Sonora (un'ecoregione che comprende Arizona, California e regione messicana di Sonora): detta anche "pitaya agria", è più aspra e rinfrescante e vanta una polpa più succosa.

Tyalgum Purple Dragon Fruit. È una rara e particolare varietà, ritenuta di qualità superiore. Dai fiori bianco-crema ampi quanto un piattino da tè, si formano poi frutti grandi quanto una palla da cricket con buccia marrone. La polpa, consistente, soda e dolce con note mielate, si rivela di un viola oltremodo acceso, al limite del fosforescente.

Usa. Nel 2008, il Dipartimento per l'Agricoltura americano ha firmato un accordo con il Vietnam, uno fra i maggiori produttori mondiali, per importare il frutto del drago negli Stati Uniti d'America. La popolarità di questo frutto, e l'estrema adattabilità della pianta che li genera, ha poi spinto alcuni agricoltori della California a sperimentare le prime coltivazioni statunitensi.

Valori nutrizionali. Il frutto del drago è un'ottima fonte di vitamina C, soprattutto la varietà rossa che pare sia anche particolarmente ricca di calcio. La varietà dalla pelle gialla invece si caratterizza per un maggior contenuto di fosforo. Entrambe sono comunque ricche di vitamina E e vitamine del gruppo B, nonché fibre, sali minerali, antiossidanti e licopene. 

Vodka. La dragon-fruit mania degli ultimi anni ha ispirato anche "Skyy", il colosso del mondo della vodka, che ha così ideato la "Dragon Fruit Flavoured Vodka": a detta di barman ed esperti, tuttavia, l'infuso sarebbe più indicato per la mixology (il "Dragon Martini", ad esempio) piuttosto che per il consumo in purezza. Il motivo andrebbe ricercato in una dolcezza al limite dell'eccessivo con inaspettate note di fragola e ciliegia.

XIX secolo. Pare siano stati i missionari francesi a esportare il frutto dall'America centrale al sud est asiatico, dove venne poi ribattezzato "frutto del drago". Il nome deriverebbe dalla leggenda secondo cui il frutto sarebbe stato l'ultimo respiro esalato da un drago sconfitto in battaglia.

Yucatan. Al "Mercado Santa Ana", i venditori ambulanti sono soliti proporre l'"agua fresca de pitahaya", un rinfrescante succo di frutto del drago più acqua (c'è anche chi aggiunge un tocco di lime).

Ziix is ccapxl. Letteralmente, significa "cosa il cui frutto è aspro" ed è il nome dato dai Seri, tribù indigena dello stato messicano di Sonora, al frutto del drago della varietà acidula.

 

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