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17 prodotti tipici piemontesi di cui fare subito la conoscenza

Di FDL il

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17 prodotti tipici piemontesi di cui fare subito la conoscenza
Foto www.dislivelli.eu

Lasciatecelo dire: il Piemonte è una regione magica.

Come definire altrimenti una terra dove nascono i migliori vini del mondo (no, non ci siamo dimenticati la Francia, ma concedeteci un po' di campanilismo), ristoranti stellati si alternano a rassicuranti osterie e c'è un'abbondanza di prodotti tipici che ci fa pensare al Paese della Cuccagna? La presenza di Slow Food, poi, ha reso il Piemonte - Langhe in primis - una meta gastronomica imperdibile: l'associazione di Carlo Petrini ha fatto tantissimo per la valorizzazione e la promozione delle realtà virtuose nella regione.

Stilare una lista dei migliori prodotti tipici piemontesi è difficile, quasi impossibile, ma abbiamo provato a fare una selezione dei più interessanti e caratteristici. Ecco una lista dei prodotti tipici piemontesi da conoscere:

SEIRASS DEL FEN

Immagine: Fondazione Slow Food

Il seirass nasce dalla necessità di portare la ricotta dalle malghe fino a valle: fen è il fieno nel quale veniva avvolta, dopo una lavorazione che varia da malgaro a malgaro. Il gusto conserva sapori erbacei, accentuati da un'eventuale stagionatura.

TESTA IN CASSETTA DI GAVI

Immagine: Pagina Food

Non fatevi spaventare dal nome: la testa in cassetta è buona e (inaspettatamente) leggera. Viene tradizionalmente prodotta nei mesi invernali, usando le frattaglie del maiale, a cui in tempi recenti sono stati aggiunti i tagli "meno nobili" del bovino insieme a spezie, pinoli e rum.

ROBIOLA DI ROCCAVERANO

Immagine: Fondazione Slow Food

Scegliere tra i vari formaggi piemontesi è difficile, per non dire impossibile: poche regioni vantano una tale varietà di produzioni casearie. La robiola di Roccaverano, però, merita una menzione. Il Presidio Slow Food, che prevede l'utilizzo di solo latte crudo di capra, sta aiutando a salvare dall'estinzione la capra di Roccaverano.

FUGASCINA

Mai sentito parlare della fugascina? Allora dovete andare a Mergozzo, in provincia di Novara, e dirigervi Al Vecchio Fornaio Pasticcere. Nonostante venga chiamata anche "focaccina dolce", di focaccioso ha molto poco: è una frolla stesa sottilmente, cotta in forno e poi tagliata in quadratini.

RAMASSIN DELLA VALLE BRONDA

Immagine: Fondazione Slow Food

Ramassin è il nome dialettale per la susina damaschina, coltivata da tempi antichi nelle valli intorno a Saluzzo. La raccolta è molto delicata, perché i frutti sono delicatissimi e deperiscono in fretta. Molto dolce, si mangia fresca ma anche essiccata, in barattolo o come confettura.

PASTE DI MELIGA

Immagine: Mangiare Buono

Farina di frumento e mais (meliga in dialetto), burro, uova e zucchero: gli ingredienti non variano, le forme sì, dalla classica mezza luna a un sobrio cerchio. Croccanti e profumate, sono perfette bagnate nel vino rosso o in un passito. 

CARDO GOBBO DI NIZZA MONFERRATO

Immagine: La Mia Cucina Casalinga

Semina a maggio, raccolta a ottobre e piegatura, la parte più importante, a settembre: il cardo viene piegato e ricoperto di terra, ed è qui che assume la caratteristica piegatura (e anche il colore bianco). Come mangiarli? Crudi con la bagna cauda.

LUMACHE DI CHERASCO

Immagine: targatocn.it

Non siate timorosi: le lumache possono essere buonissime. Quelle di Cherasco si possono consumare nella zuppa, in umido o fritte. Il loro sapore caratteristico è derivato da un allevamento (elicicoltura) attento e consapevole.

PORRO DI CERVERE

Immagine: Fuori Porta

Cosa differenzia il porro di Cervere da altre tipologie di porro? Il sapore dolce, sicuramente, ma anche l'elevata digeribilità. Da consumare nell'olio, gratinati o fritti, oppure in accompagnamento a risotti e minestre di trippa.

MUSTARDELA

Immagine: Fondazione Slow Food

Un altro salume "di recupero", per riutilizzare le parti avanzate dalla macellatura del maiale. A testa, sangue e cotenna di aggiungono cipolle e porri: il risultato sono salsicciotte violacee, morbide e speziate, da mangiare lessate. Pastosa e morbida in bocca, ha un sapore speziato e vagamente agrodolce. Si mangia semplicemente lessa e accompagnata dalle patate o dalla polenta. 

BELLA DI GARBAGNA

Immagine: Fondazione Slow Food

Un nome meraviglioso per un frutto meraviglioso. La ciliegia di Garbagna viene raccolta manualmente e, grazie alla sua caratteristica croccantezza, si presta molto bene ad essere conservata in barattolo. Sempre che resistiate a non mangiarla subito.

BLU DI MOROZZO

Qui vi parliamo più nello specifico di questo formaggio piemontese a latte vaccino crudo. Un erborinato dal sapore dolce e dalla consistenza cremosa, che si abbina molto bene con gelatine e vini dolci. Se non sapete come abbinarlo consideratelo una sorta di gorgonzola.

GALLINA BIANCA DI SALUZZO

Immagine: Cascina Sala

Chi l'ha assaggiata lo sa: la carne della Gallina di Saluzzo è di una qualità superiore. La "Bianca di Cavour" viene allevata a terra,  con un sistema di allevamento prevalentemente familiare, e alimentata in modo naturale.

FRAGOLA PROFUMATA DI TORTONA

Immagine: Carcassola

Si hanno tracce della sua presenza già nel 1400. Quasi scomparsa negli anni Novanta, diversi progetti si stanno impegnando a evitare la sparizione di questo frutto piccolo e delicato, dal profumo intenso e il sapore dolce. 

SALAME DI PATATA

Immagine: Wikipedia

Se la carne per fare il salame non è abbastanza cosa fai? Ci aggiungi le patate, ovvio. Possiamo apprezzare il salampatata anche oggi non abbiamo più il problema della scarsità di carne: da mangiare freddo, spalmato sui crostini di pane, o leggermente riscaldato.

BACI DI DAMA

Immagine: David Lebovitz

Farina, nocciole, zucchero, cioccolato fondente e burro: sono solo questi gli ingredienti dei baci di dama, dolcetto tortonese davanti al quale qualsiasi proposito di dieta cede. Da non confondere con gli altrettanto buoni baci di Cherasco.

PEPERONE DI CARMAGNOLA

Immagine: Parks

La sagra del peperone di Carmagnola è una delle fiere più importanti del Piemonte. Vi stupite? È perché non sapete che ruolo importante rivesta, nell'economia agricola della regione, questo ortaggio tanto colorato quanto profumato e saporito. Il Consorzio ne riconosce quattro varietà: Quadrato, Corno di Bue, Trottola e Tumaticot.

 

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