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Ristorante Iacobucci, una storia d'amore a Villa Zarri

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Ristorante Iacobucci, una storia d'amore a Villa Zarri

La cucina di Agostino Iacobucci è essenzialmente una storia d’amore. Un tributo sfacciatamente poetico alle sue due terre: quella d’origine, la Campania, e quella d’adozione, l’Emilia, dove ha da poco aperto il Ristorante Iacobucci.

Nato a Castellammare di Stabia, Agostino Iacobucci ha conquistato la prima stella Michelin a soli 20 anni, nel 2010, a La Cantinella di Napoli, per poi arrivare, nel 2012, all’hotel I Portici di Bologna (e a un’altra stella). L’anno scorso ha deciso di intraprendere un’avventura in solitaria e ad aprile 2019 ha aperto il ristorante all’interno di Villa Zarri.

AGOSTINO IACOBUCCI | LA LOCATION

Villa Zarri si trova a Castel Maggiore, nella prima periferia bolognese. Una zona industriale che non farebbe mai presagire lo splendore che riempie gli occhi una volta entrati nel giardino della dimora nobiliare. Qui, dove ha sede anche l’omonima distilleria produttrice di brandy, Iacobucci ha occupato l’ex cappella: soffitti affrescati a cassettoni, lampadari di vetro di Murano, nove tavoli.

Giovanissima la brigata di sala, guidata dal maître Fabio Valente e dal sommelier Iacopo Gerussi, di cui lo chef dice che “parla con il vino” e che ha già costruito una cantina solida, ampia e ben strutturata, 200 etichette con ampio spazio alla Champagne e al mondo naturale.

AGOSTINO IACOBUCCI | IL MENU

In carta ci sono tre menu degustazione: Emilia (58 euro), Campania (68 euro) ed Esplorando a mano libera dello chef (80 euro). È quest’ultimo quello più richiesto dalla clientela che, ci racconta Iacobucci, si affida volentieri a lui per “divertirsi ed emozionarsi. Quelli sono i miei due obbiettivi".

La sua è una cucina che gioca su prodotti emiliani e campani con leggerezza e molta tecnica (ma molto poco esibita): una golosa celebrazione ben esemplificata dal suo piatto più iconico, Napoli incontra l’Emilia, tortelli farciti con ragù napoletano e serviti con gel al basilico e spuma di Parmigiano.

Obbligatorio finire con il suo babà a tre lievitazioni, sofficissimo e parecchio alleggerito di burro e zucchero.


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