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Cristina Bowerman: "Creatività e studio, dalla toga ai fornelli"

Di FDL il

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Cristina Bowerman: "Creatività e studio, dalla toga ai fornelli"

Dalla laurea in giurisprudenza alla stella Michelin. In mezzo, un viaggio dalla Puglia a Roma passando per il Texas: il percorso della chef Cristina Bowerman non potrebbe essere più inaspettato, e non solo per i suoi studi all'inizio così lontani dal mondo della gastronomia.

Pugliese di Cerignola, Cristina approda negli Usa per una specializzazione in legge: e proprio qui, a contatto con culture nuove e diverse, trova il luogo ideale dove dare spazio alla creatività culinaria. Il banco di prova è la scuola Cordon Bleu di Austin, dove decide di iscriversi dopo essere rimasta "folgorata" dalle parole della chef spagnola Elena Arzak.

Rientrata in Italia, Cristina sceglie Roma come sua nuova casa: dal 2005 è chef del ristorante Glass Hostaria, che nel 2010 riceverà la sua prima stella Michelin.

Instancabile e sempre in movimento, Cristina ama sperimentare: ecco perché, parallelamente a Glass Hostaria, apre un altro locale dove mettersi ancora una volta alla prova. Romeo è stato inaugurato alla fine del 2012 e si propone come una novità nel panorama gastronomico romano: più che un "classico" ristorante è un locale polivalente, che ospita anche uno store gastronomico e un angolo per l'aperitivo. Luoghi apparentemente diversi eppure coerenti: proprio come il percorso di Cristina.

Dalla Puglia ad Austin, Texas, scuola Cordon Bleu: com'è arrivata alla cucina? 
Mi sono trasferita a San Francisco per specializzarmi in legge, ma lì ho avuto l'occasione di fare esperienze lavorative estranee alla giurisprudenza e una nell'ambito della ristorazione. Quando ho iniziato a lavorare per una compagnia di ristorazione di alto livello, sono stata improvvisamente esposta al mondo della cucina gourmet per la prima volta; non avrei mai pensato di entrare in quel mondo in veste di cuoca professionista.

Cosa, allora, le ha fatto cambiare idea?
Un'intervista di Elena Arzak in cui raccontava dei suoi studi al Cordon Bleu. Mi sono detta: "E' la figlia di Juan Mari Arzak, eppure è andata a studiare ugualmente". In quel momento ho capito che studiando sarei potuta diventare uno chef. Nello stesso momento ha aperto la sede della scuola francese anche ad Austin: da lì il passo è stato breve.

Dalle lingue straniere, passando per la giurisprudenza fino ad arrivare alla cucina. Cosa accomuna queste esperienze?
Ho sempre pensato che ci fosse una continuità fra le cose che ho fatto; si tratta di una linea di sviluppo della creatività. Ho iniziato con un percorso indubbiamente tecnico - ho studiato prima lingue straniere e poi giurisprudenza - e poi la mia creatività si è sviluppata, esprimendosi con la cucina.

Mentre studiava e lavorava negli Usa le sue origini italiane hanno rappresentato un limite o un vantaggio?
Essere italiani all'estero è sempre un dato positivo: il vero ostacolo siamo noi stessi, i limiti e la mentalità che ci portiamo dietro, solo perché è più comoda. Lo sforzo che ho fatto è quello di cercare di comprendere e di adattare - "rubare" se vogliamo - ciò che ritengo sia bellissimo di quel paese. Dovremmo guardare gli altri popoli con curiosità e prendere spunto dai loro lati positivi, e spesso non lo facciamo. Gli americani hanno invece questo approccio molto positivo e aperto.

Tanto studio e preparazione: ha sempre dichiarato che sono stati fondamentali per la sua carriera, soprattutto per riuscire in un ambiente prevalentemente maschile. Qual è stato il suo sacrificio più grande?
Ho fatto sempre orari pazzeschi: mentre andavo a scuola lavoravo anche in un ristorante. Ricordo che quando ho deciso di comprare casa negli Usa avevo tre lavori: uscivo alle 7 di mattina e tornavo alle 2 e mezzo di notte, proprio come faccio adesso che ho due ristoranti. Mantenere tutto è solo una questione di organizzazione e determinazione: non penso di aver rinunciato a qualcosa, tutto faceva e fa parte del gioco.

Dallo scorso novembre ha aperto a Roma un altro locale, insieme ad altri soci, dove mangiare e fare anche la spesa. In cosa differisce Romeo dal Glass Hostaria?
Per la prima volta a Roma c'è un posto esteticamente diverso, particolare, un locale dove puoi comprare il cibo e portartelo a casa, dove comprare pasti pronti, pane, salumi, formaggi e dove c'è un ristorante, e dove puoi fermarti per un bicchiere di vino o un té; il comun denominatore è l'alta qualità. Si può poi ad esempio prendere un panino con la mortadella buonissima a 2 euro. Da Romeo la ristorazione strizza l'occhio alla cucina tradizionale, ma di fatto non lo è.  

Oltre ad essere chef lei è anche mamma. Qual è il piatto con cui vorrebbe suo figlio la associasse?
Il Panino alla liquirizia con foie gras di anatra, finto ketchup di mango, maionese al passito e chips fritte. Un fast food diverso, giocoso.

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