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"Ecco come si portano le lasagne nello spazio"

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"Ecco come si portano le lasagne nello spazio"

Immaginate di dover partire per lo spazio, non soltanto lasciando a casa comodità e affetti, ma rinunciando ai vostri piatti preferiti per tutta la durata della missione. Sareste distrutti, vero? Ad aiutare gli astronauti con il cosiddetto 'boost psicologico' entra in gioco Argotec: azienda di Torino che, da un paio d'anni, è fornitore ufficiale del bonus food Esa per gli astronauti europei, discostandosi dai soliti menu americani forniti dalla Nasa.

Cos'è il bonus food? Il pranzo della domenica, quello che prepara la mamma, comfort food capace di far dimenticare agli astronauti quanto è lontana casa propria. Il primo a sperimentare le gioie dei pranzi gourmet nello spazio è stato Luca Parmitano: un anno fa, nello spazio, si era portato lasagne, tiramisù e altre leccornie preparate in collaborazione con lo chef stellato Davide Scabin. I prossimi a partire saranno il tedesco Alexander Gerst e l'italiana Samantha Cristoforetti, seguiti da Argotec e insieme agli chef Harald Wohlfahrt (dello Schwarzwaldstube a Baiersbronn nella Foresta Nera) e Stefano Polato (del ristorante Campiello a Monselice, Padova).

Quali segreti si celano dietro al cibo dello spazio? Dobbiamo aspettarci che questo sia il cibo del futuroFine Dining Lovers ne ha parlato con David Avino, managing director di Argotec, per capire come vengono preparati i pasti degli astronauti e qual è il ruolo degli chef famosi.

Come si decide un menu spaziale? Cosa avete preparato per Alexander Gerst e Samantha Cristoforetti?
Per ogni astronauta si procede nello stesso modo: lo incontriamo non appena gli viene assegnata la missione e gli chiediamo le sue preferenze. A questo punto lo si incontra ancora una volta, per la degustazione e la valutazione sensoriale: "Quanti ne possiamo portare a bordo?", fu la prima domanda che Luca Parmitano fece dopo la degustazione.
Più di recente abbiamo prodotto gli Spätzle per Alexander Gerst: un piatto familiare e vicino alla sua cultura e tradizione gastronomica. Samantha, invece, punta molto su una sana alimentazione: ecco perché abbiamo preparato un menu con gli ingredienti più adatti a questa sua esigenza. Stiamo inoltre lavorando per farle una sorpresa e regalarle il piacere e di un vero caffè made in Italy.

Quali sono i processi che rendono il cibo idoneo per la NASA o per lo spazio?
Il primo requisito da soddisfare è quello della durata: il cibo deve mantenersi integro da 18 a 24 mesi senza conservanti. E' necessario abbattere la carica batterica del cibo, in due modi: tramite disidratazione, quindi togliendo l'acqua, o attraverso la termostabilizzazione in autoclavi che abbattono la carica batterica (si evita il botulismo). La temperatura da raggiungere per poter essere sicuri è di 121°C. Con i sistemi classici si può eliminare la carica batterica ma si ammazzano allo stesso tempo tutti i contenuti nutrizionali e, ovviamente, i sapori.

Quali sono le difficoltà che avete incontrato nella preparazione del cibo?
Fare una pasta è una grandissima sfida, perché è facile che diventi una sorta di pastone: il risultato ottenuto per Luca è stato comunque molto soddisfacente.

Quali sono i cibi che, invece, non vanno d'accordo con lo spazio?
I cibi che creano briciole, tipo crackers: in questo caso si può ovviare proponendo piccole porzioni che non devono essere spezzate ma solo messe in bocca. In generale, nello spazio, è importante che le molecole del cibo siano ben amalgamate per evitare che, quando se ne preleva un po' con un cucchiaio, una parte cada sui pannelli elettronici. O, ancora, sale e pepe devono essere liquidi per non rischiare che i granelli vadano negli occhi degli astronauti.

A cosa bisogna prestare attenzione quando si cucina food space?
Il nostro corpo è una macchina stupenda che si adatta alle situazioni più imprevedibili: per esempio non è un problema per gli astronauti mangiare in assenza di gravità, come fossero a testa in giù. Per poter aiutare questa macchina perfetta, però, ogni cibo deve avere un preciso contenuto nutrizionale e l'assunzione del sale dev'essere molto controllata: per fortuna gli chef sono maestri nell'usare spezie o Parmigiano per aumentare la sapidità.

Il cibo dello spazio sarà il cibo del futuro?
Ci stiamo lavorando: in molti ci hanno chiesto di provare i nostri cibi, per ora destinati solo agli astronauti. La tecnologia e gli studi che abbiamo sperimentato con successo per lo spazio potrebbero comunque trovare applicazione in un preciso ambito della vita quotidiana, quello dei cibi in scatola. I supermercati sono invasi di scatolette piene di additivi e coloranti: stiamo cercando di lavorare affinché in futuro non sia più così, provando a creare cibo in scatola e allo stesso tempo più sano.
La ricerca o­vviamente, va sempre avanti: in questo momento stiamo cercando di trovare il giusto mezzo fra apporto proteico e potassio per minimizzare i problemi di osteoporosi, tipici della permanenza nello spazio. In questo senso le missioni possono diventare un buon laboratorio per fare scoperte legate ad alimentazione e salute. In più stiamo lavorando sugli antiossidanti per rallentare l'invecchiamento cellulare.

Artwork / immagine di Testa: Alice Gemignani

Foto Samantha Cristoforetti: ©NASA/James Blair

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