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Daniela Cicioni: "La mia cucina vegana? È viva e vibrante"

Di FDL il

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Daniela Cicioni: "La mia cucina vegana? È viva e vibrante"

Guardando i piatti di Daniela Cicioni si intuisce qualcosa del suo passato come architetto ed esperta in progettazione di giardini: creazioni ben costruite, colorate e fiorite, piene di energia e vita. Daniela oggi è una chef freelance, che si occupa di cucina vegana e crudista come cuoca, consulente e insegnante. Collabora con il Centro Botanico di Milano, è stata relatrice a Identità Golose, ed è coautrice insiema a Maia Beltrame e Giacomo Notarbartolo del libro Crudo o poco cotto. Nella sua cucina, oltre all'elemento vegetale, tiene in considerazione tutti gli aspetti energetici e dinamici di cottura. Germinazione, germogliazione, fermentazione: ogni tecnica che mantenga inalterato il potenziale vitale degli ingredienti e, in alcuni casi, lo accresca.

Daniela Cicioni è una dei finalisti del concorso di The Vegetarian Chance, il festival organizzato dal giornalista Gabriel Eschenazi e da Pietro Leemann, chef del Joia a Milano. Il primo festival internazionale di cucina vegetariana sarà un'occasione per discutere e riflettere su quella che è, in tutto il mondo, una scelta alimentare in crescita costante. The Vegetarian Chance si terrà in due giornate: la prima il 7 giugno al Monte Verità di Ascona, in Svizzera, la seconda il 22 giugno al Joia dove otto chef si sfideranno nel preparare piatti di cucina vegana. A giudicarli una giuria composta da Leemann, dalla chef americana Kristen Thibeault, dagli esperti Marco Bianchi e Lorenzo Sonogini, dal giornalista Davide Paolini e dallo chef Luca Sacchi.

In previsione del concorso, Fine Dining Lovers ha rivolto a Daniela qualche domanda: 

Descriviti in tre parole.

Caparbia, intuitiva, sensibile.

Come definiresti il tuo stile di cucina.

Vivo e vibrante.

Cucini abitualmente vegano? Se sì, da quanto tempo? Perché questa scelta?

Si, da quando ho scoperto la cucina macrobiotica nel 2000, fino ad arrivare a quella totalmente vegana nel 2006. La scelta è stata dettata inizialmente da motivi salutistici (parlo di salute psico­fisica), poi è diventata anche etica e ambientale.

Quali sono i prodotti del territorio che usi di più?

Il grano saraceno, le erbe spontanee come il timo strisciante o la menta selvatica.

Cosa pensi del crescente successo della dieta vegetariana o vegana?

Sono convinta che sia un processo virtuoso destinato a accrescersi nel tempo. Auspico solo che sia spinto dalla consapevolezza e non da un interesse superficiale.

Qual è, secondo te, il piatto icona della cucina vegana?

Non credo che ci sia un solo piatto, ma molti. La base della cucina vegana è diffusa da secoli nelle popolazioni di tutto il mondo, con abitudini alimentari diverse tra loro. I legumi e i cereali in chicco ne costituiscono le note comuni.

Cosa vedi nel tuo futuro in cucina?

Sicuramente svilupperò il tema delle fermentazioni e delle tecniche di “cottura” a temperature non superiori ai 42°C.

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