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Emanuela Stucchi Prinetti: "L'anima del Chianti a Badia a Coltibuono"

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Emanuela Stucchi Prinetti: "L'anima del Chianti a Badia a Coltibuono"

E se non ci fossimo trovati in un piacevole ristorante di una cittadina toscana, davanti a un profumato Coltibuono dell’83, con un bel fuoco che ardeva nel camino, lui probabilmente quella storia non l’avrebbe mai raccontata

Nel racconto Il folclore dei nostri tempi, all'interno della raccolta I salici ciechi e la donna addormentata, lo scrittore Haruki Murakami menziona un vino italiano che viene dal cuore - in senso geografico, storico, identitario - del Chianti: Badia a Coltibuono.

"Murakami ha scritto Tokyo Blues abitando a Roma" ci spiega Emanuela Stucchi Prinetti, la cui famiglia guida la Badia da generazioni "Veniva spesso in Chianti per riempirsi il baule di bottiglie. Ho anche avuto occasione di ospitarlo, ti lascio immaginare l'emozione".

L'agriturismo di Gaiole in Chianti è uno dei segreti verdi meglio custoditi della Toscana, un'azienda di 800 ettari dove, oltre a produrre un Chianti Classico tra i più famosi e blasonati del mondo, si può dormire nell'atmosfera di un monastero dell'anno 1000 e assaggiare (ma anche cimentarsi con) una cucina toscana delle più autentiche.

Alla guida, affiancata dai due fratelli. c'è proprio Emanuela, prima donna ad essere eletta Presidente del Consorzio Chianti Classico nel 2000. 

Come nasce Badia a Coltibuono?

La tenuta ha ospitato un monastero dalla fondazione fino all’arrivo di Napoleone, per poi essere comprata nel 1846 dal mio bis-bisnonno, un “self made man” fiorentino. È stata usata come residenza estiva dalla famiglia finché dopo la guerra mio padre, Piero Stucchi Prinetti, l'ha presa in mano. Ha iniziato a imbottigliare e vendere le migliori annate, fino a quel momento conservate nelle cantine. Aveva intuizioni molto avanti per quei tempi, ripeteva sempre “L’olio buono si deve pagare tanto quanto un chilo di bistecca”. Quanti lo dicono oggi?

Sua madre ha una storia curiosa quanto il suo nome: Lorenza de’ Medici.

È stata una “pionerissima". Ha cominciato come redattrice della rivista Novità, nata dopo la Seconda Guerra Mondiale, che poi è diventata Vogue. Dopo aver avuto noi 4 figli ha cominciato scrivere ricette. Un produttore australiano capitato dalle nostre parti le ha proposto di scrivere un libro, Italy the Beautiful Cookbook, che è un ricettario ma anche un racconto culturale. Ha avuto un successo straordinario, di libri ne sono seguiti molti altri e ha fatto anche un programma per il canale televisivo statunitense P.B.S. dal titolo The de’ Medici Kitchen. Negli anni Ottanta era una delle cuoche più famose degli Stati Uniti. Non ha mai voluto trasferirsi lì, altrimenti ora sarebbe una Lidia Bastianich!

Il suo successo ha influito sulla Badia?

Negli anni Ottanta, con il turismo del vino in abbozzo, iniziavano ad arrivare gli stranieri - prima non arrivava nessuno e se arrivava ci veniva da chiedergli “Ma che ci fai tu qui? Sicuro di non aver sbagliato strada?”. Mia madre è stata un’ambasciatrice per la cucina italiana e soprattutto per il nostro territorio. Abbiamo iniziato ad aprire le porte agli ospiti, cosa che prima facevamo saltuariamente, in maniera fissa.

E lei come ha cominciato il suo percorso nell'azienda di famiglia?

Inizialmente non ho avuto la benedizione di mio padre. Ero la femmina, erano gli anni Settanta: dissi che mi sarebbe piaciuto entrare, mi rispose "Non è cosa per te". Ho seguito strade molto diverse tra studi di teatro e lirica, periodi all'estero e conservatorio, poi sono entrata nelle pubbliche relazioni. Una decina di anni dopo sono tornata e ho detto "Adesso non avete più motivo di lasciarmi fuori”. La verità è che non avrei dovuto accettare fin dall'inizio la loro imposizione: non esistono 'cose per maschi' e 'cose per femmine'. E ora sono molto felice che nella nostra azienda lavorino soprattutto donne.

Per un periodo ha guidato la cantina da sola, prima di essere affiancata dai fratelli.

Dal 2000 al 2009. Ho rifatto tutto: enologo, staff, vitigni. Volevo renderla un punto di riferimento per uno stile di autenticità chiantigiana - parlando del Chianti vero, antico e di razza, molto diverso da quello a cui erano abituati i consumatori. Cerchiamo di fare vini che portino impresse tutte le caratteristiche del Chianti, ma finemente ricamate, senza schiacciare quella che è la loro identità, la loro personalità. Stiamo anche proseguendo un lavoro sui vitigni autoctoni e locali.

E sulla parte della ristorazione, invece, come avete lavorato?

Al ristorante proponiamo una cucina toscana contemporanea, utilizzando solo prodotti del territorio. Le lezioni di cucina non sono più tenute da mia madre, bensì dalla chef fiorentina Benedetta Vitali: una persona solida e piena, con una cultura culinaria e un’umanità clamorose. Sono la parte che piace di più agli ospiti. D'altronde, la cucina bella è quella che si fa tutti assieme.

 

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