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Arabeschi di Latte: "Il cibo è un mezzo di comunicazione"

Di FDL il

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Arabeschi di Latte: "Il cibo è un mezzo di comunicazione"
Foto Takumi Ota Guarda la gallery

Arabeschi di Latte è un collettivo di food designer nato a Firenze undici anni fa, composto da un gruppo di laureate in architettura che amavano creare installazioni interattive. In questo lavoro il cibo ha assunto un ruolo sempre più importante sia per le sue caratteristiche estetiche (forma, odore, sapore) sia per la sua capacità di muovere le persone e di favorire la comunicazione.

Francesca Sarti è una delle fondatrici. In poco più di dieci anni il collettivo si è reso protagonista di una serie di collaborazioni di tutto rispetto che spaziano dagli ambiti più prettamente artistici a quelli della moda, del design e della comunicazione di brand. Tra i numerosi partner, il Victoria and Albert Museum di Londra - dove nel 2010 Arabeschi di Latte ha realizzato una performance intitolata It Takes Two To Tango; Prada Candy, per cui nel 2012 sono state organizzate colazioni speciali per la promozione di una nuova fragranza e S.Pellegrino, committente di un'installazione temporanea sotto forma di bar afrodisiaco allestita in occasione di Identità Golose 2011 e intitolata Cipria Cafè.

 

Chaimarle food designer in realtà è riduttivo, perché il cibo è il cuore delle loro proposte creative, ma il collettivo lavora sulla capacità del cibo di influenzare la relazione tra le persone e lo spazio. Arabeschi di Latte progetta situazioni in cui il cibo non è un elemento tra gli altri, ma non può nemmeno essere considerato di per se, senza tener conto della relazione che intrattiene con lo spazio e le persone che lo vivono. Il cibo è per loro il mezzo principale attraverso cui raccontare qualcosa di ancora più ampio.
La loro installazione più recente, Kitchen Library (foto di copertina), è un lavoro sul legame tra cibo, design ed editoria: una situazione interattiva allestita durante il Fuorisalone 2013  nel nuovo studio del collettivo a Lambrate, un quartiere di Milano molto vicino a Città Studi, che ha visto la collaborazione tra Arabeschi di Latte, Fortino Editions e l'azienda giapponese Karimoku New Standard.

Il vostro lavoro implica molta ricerca: tra le conoscenze che avete acquisito in fatto di cibo, quale vi ha influenzate di più?
In generale le immagini semplici e poetiche che il cibo genera o racconta, le storie di tutti i giorni che rischiano di andare perdute sono ciò che ci affascina di più. Lo street food ci ha sempre attratte, è stato il tema della mia tesi di laurea in Architettura ed è anche la più antica forma di ristorazione. Potrei dire che i venditori ambulanti di cibo sono i precursori delle esperienze che creaimo noi.  

Come sono accolte le vostre iniziative in Italia?
Il nostro lavoro è cominciato a Firenze, dove fin dall'inizio abbiamo avuto un'ottima risposta. Personalmente amo molto la cultura italiana del cibo, ma per Arabeschi di Latte il cibo è sempre stato uno strumento di comunicazione. Non appartenere a una categoria precisa ha condizionato il modo in cui siamo percepite. Ma le percezione evolve col tempo: oggi c'è molta più apertura.

Credete che il cibo abbia poteri particolari?
Il cibo può raccontare storie e descrivere intere culture. Spezza le barriere che separano gli individui dall'esperienza. Ha un appeal fortissimo e può assumere i ruoli più disparati: può essere intrattenimento oppure il mezzo per trasmettere un messaggio. Solo il cibo e la musica sono così popolari, affascinanti e olistici.

Nel 2012 avete inaugurato un nuovo studio a Milano. È stato un passo avanti? 
La maggior parte dei nostri clienti sono a Milano, quindi uno studio a Firenze non aveva più tanto senso. È un'evoluzione naturale. La cosa divertente è che viviamo tutte in città diverse e viaggiamo per lavoro. Io vivo a Roma, per esempio.

Come si evolverà Arabeschi di Latte?
Durante il Salone del Mobile del 2012 abbiamo organizzato un evento che funzionava in modo simile a una garage sale. Abbiamo dato via i nostri archivi, in un'operazione di pulizia visuale. Gli oggetti non sono importanti, portiamo sempre con noi il loro messggio sotto forma di memoria. Oggi l'ambito delle consulenze è qualcosa che vorrei esplorare più a fondo perché ci si può espandere anche in termini di esperienza, non necessariamente di dimensioni. 

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