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Gino Sorbillo: "La mia pizza? Mi assomiglia"

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Gino Sorbillo: "La mia pizza? Mi assomiglia"
Foto Giuseppe Ippolito

Il suo nome e il suo cognome sono ormai sinonimi di "pizza" dentro e fuori dai confini nazionali. 

Oltre alle diverse sedi di Napoli e dopo aver conquistato Milano, Gino Sorbillo è oggi presente infatti anche a New York e Miami Beach.

Instancabile e sempre pieno di idee, il pizzaiolo, che si divide spesso tra eventi e televisione, si racconta a Fine Dining Lovers. Ecco cosa ci ha detto. 

Com'è nata la sua passione per il mondo della pizza?
Io in mezzo alle pizze ci sono nato. Mio padre era pizzaiolo e per me è sempre stato normale vedere, annusare, assaggiare la pizza in ogni suo aspetto e processo quotidiano. Fin da bambino sognavo di avere la mia pizzeria e di restare nel mio quartiere, anche se più difficile di altri. Nel 1995 aprii la mia prima pizzeria con un'idea ben precisa del prodotto che sarei andato ad offrire. Ero un ragazzo vivace e curioso, volevo che la mia pizza mi rispecchiasse e, pur rimanendo fedele alla tradizione, quella che preparo ancora oggi, che sia ad Identità Golose oppure in tv, è una pizza genuina che di tanto in tanto accosta ingredienti insoliti, tutti di alta qualità.

Quando ha avuto la percezione che qualcosa stesse cambiando, che ci sia stato il "salto"?
Fino a non molto tempo fa quello del pizzaiolo era frequentemente visto come un semplice impiego, rispetto a quello del cuoco e ad un certo tipo di cucina. Io ho affrontato di giorno in giorno il lavoro con serietà e convinzione. Il salto è venuto da sè: ho notato che la gente iniziava a non vedermi più soltanto come "un pizzaiolo" e che si stava accorgendo del lavoro che stavo facendo per proporre una pizza di grande qualità. Cominciarono a chiamarmi diversi chef per collaborare ad eventi e progetti. Oggi è più sdoganata la pizza nel mondo dell'alta ristorazione ed è assorbito il concetto di "pizza gourmet" ma un tempo non era decisamente così.

Come descriverebbe la pizza di Gino Sorbillo?
Vera, autentica, di tutti. La mia pizza si declina in tanti modi proprio perchè vuole arrivare a quante più persone possibili. 

Quali suggerimenti si sentirebbe di dare ad un giovane che vuole inizare a lavorare in questo ambiente e vede in lei un modello da seguire?
Di non imitare mai. Anche quando ci si trova di fronte a qualcuno che si stima, bisogna evitare di prendere quel modus operandi e di plasmarlo su di sè. Bisogna imparare e lavorare molto ma senza mai guardare al lavoro di altri come a qualcosa da poter riprodurre. È più importante conoscersi, applicare le tecniche apprese alla propria idea di pizza, perchè ognuno ha una propria storia da raccontare. 

Lei è sempre in movimento, tra collaborazioni e nuovi progetti. Quali sono i prossimi obiettivi di Gino Sorbillo?
Ho portato la mia pizza a Milano, poi a New York e Miami. Ora voglio concentrarmi su queste realtà, tenendo conto dei tanti impegni che ho tra tv ed eventi. E poi chissà...

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