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Alessio Rovetta: "La pizza richiede passione"

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Alessio Rovetta: "La pizza richiede passione"

Il giovane Alessio Rovetta è sempre all'opera nella sua pizzeria 7 Ponti di Cenate Sopra, in provincia di Bergamo. Considerato uno dei migliori pizzaioli italiani, l'abbiamo intervistato per chiedergli del suo lavoro e da dove arriva la sua passione per la pizza.

Com'è iniziata la sua carriera da pizzaiolo?
Tutto ebbe inizio quando avevo sedici anni. Avevo trovato un lavoretto come aiuto pizzaiolo per permettermi quelle piccole spese extra tipiche di ogni adolescente.

Quando è nata la passione per la cucina ed in particolare per la pizza?
Dopo tanti anni dietro al bancone ho preso sempre più consapevolezza: quello non era soltanto un lavoro provvisorio ma la mia strada e a vent'anni, con l'aiuto della mia famiglia, ho aperto la mia pizzeria. 

Quali sono a suo avviso gli aspetti fondamentali nella preparazione di una buona pizza?
In primis la scelta delle materie prime, senza quelle non si può pretendere un risultato eccellente. Poi sicuramente la lievitazione, la maturazione e infine la cottura. Una buona pizza deve lasciare al cliente un ricordo di sapori e profumi unici.

Quali sono i primi tre aggettivi con cui definirebbe la sua pizza?
Digeribile, passionale e... diversa.

C'è un episodio che considera il "primo successo" della sua carriera?
Ho avuto tante soddisfazioni nella mia carriera ma sicuramente ho capito che ci si iniziava ad accorgere di me quando sono stato segnalato su Papillon di Paolo Massobrio e Marco Gatti. 

La sua pizzeria 7 Ponti si trova a Cenate Sopra, in provincia di Bergamo. Come mai una location fuori città?
Li locale è in una struttura un po' fuorimano, è vero, ma dentro abbiamo fatto importanti lavori per renderla accogliente, inoltre abbiamo un ampio laboratorio. Sicuramente si tratta di una sfida continua e vedere che i clienti tornano da noi è sempre una grande gioia. 

Che pizza consiglierebbe ad un cliente che viene a trovarla per la prima volta?
Senza dubbio quella con burrata pugliese e culatello di Zibello. 

La sua pizza preferita è quella...
Con tanti formaggi: fiordilatte, bitto, fontina d'alpeggio, stracchino delle Valli Orobiche e infine uno spinacino biologico saltato in padella. 

C'è qualcuno che più di altri l'ha aiutata nella sua crescita professionale?
Non ho mai avuto veri e propri maestri, ho iniziato questo lavoro senza avere le basi ma spinto da subito dalla voglia di imparare e migliorarmi. Volevo distinguermi e per questo ho fatto molta ricerca e molta sperimentazione. Sicuramente devo ringraziare la mia famiglia: grazie all'impegno sul lavoro di mio fratello Tobia, che è un ottimo pasticciere, mia sorella Dafne, mia madre Domenica e mio padre Diego, io ho sempre potuto concentrarmi sui lievitati. 

Che consiglio darebbe a un giovane che vuole iniziare a muovere i primi passi nel mondo della ristorazione e della pizza?
Di essere mosso da passione sincera, di non fermarsi davanti ad un ostacolo. Ritengo che sia fondamentale credere fino in fondo in ciò che si sta facendo, i risultati arrivano da soli. 

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