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Isabella Vacchi: "La mia food art? A ogni gusto il suo colore"

Di FDL il

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Isabella Vacchi: "La mia food art? A ogni gusto il suo colore"

Giovanissima Isabella Vacchi, soli 23 anni, ma già capace di giocare con cibo e arte nei suoi due lavori MonochromeDeconstruct, due serialità che mettono al centro la varietà cromatica e le forme delle materie prime dando vita a  still life sempre diversi ma coerenti. 

Nasce in Francia a Nizza, ma cresce a Bologna per poi trasferirsi a Milano, dove si laurea allo IED a pieni voti, proprio con un progetto sulla food photography. Adesso Isabella è freelance e probabilmente in futuro, come ci dice in questa intervista, amplierà la serialità Monochrome con altri scatti. 

Quando e come è iniziata la passione per la fotografia?
La passione per la fotografia è nata piano piano quando avevo 12-13 anni. Ho chiesto una reflex come regalo di compleanno per i 14 anni, e da lì non mi sono più fermata. La passione è cresciuta fino a volerne fare un mestiere. In realtà inizialmente mi piaceva fotografare amici e familiari cercando di coglierli, senza che se ne accorgessero, nei momenti in cui erano più "veri". Quando ho cominciato lo IED a Milano, invece, mi sono  resa conto di quanto preferissi avere a che fare con gli oggetti, con tutto ciò che è inanimato. In realtà probabilmente dipende dal fatto che mi piace lavorare con calma, per avere la massima attenzione nei dettagli, e questo non è possibile quando ti devi confrontare con un soggetto umano.

Il cibo come influenza vita e lavoro?
Sono francese di nascita, ma bolognese di appartenenza, perciò la cultura culinaria è una cosa di cui vado molto fiere a che sento mia sin dall'infanzia. Il cibo è per me uno dei piaceri della vita: faccio molta fatica a privarmi di qualcosa che amo mangiare. Il cibo infatti è anche in grado di influire positivamente o negativamente sul mio umore! Nei miei lavori personali, il cibo è più un mezzo per esprimere il mio stile che il fine ultimo dei miei scatti. Non mi definisco una fotografa di cibo, ma più un'autrice in ambito di still life. Il lavoro autoriale è la mia massima aspirazione: un progetto ambivalente, che possa rientrare sia in un contesto commerciale e artistico, che possa essere visto sulle pagine pubblicitarie di una rivista così come in una galleria d'arte.

Come nascono le serialità Monochrome e Deconstruct?
Monochrome e Deconstruct fanno parte del mio progetto di tesi, Foodtones, di cui prossimamente pubblicherò le parti mancanti. Il fil rouge dell'intero lavoro è il cibo in rapporto al colore. La fotografia di food è un ambito che mi interessa molto, così come la colorimetria, la classificazione dei colori, eccetera. Così ho trovato il modo di relazionare due grandi passioni.

Quali artisti o opere incentrate sul food hanno influenzato il suo lavoro? 
Faccio molta ricerca d'immagine, sono ispirata dallo still life contemporaneo in generale. Se dovessi citare due fotografi, sicuramente il mio mito Carl Kleiner e il fotografo francese Florent Tanet.

Altri progetti sul cibo in futuro?
Non ne sono ancora certa, ma penso che vorrei ampliare e approfondire la serie Monochrome.

Milano: un ristorante dove vale la pena andare a mangiare?
Uno dei ristoranti che mi ha più piacevolmente colpita negli ultimi tempi è Pisacco, in via Solferino. L'ambiente è bello, non troppo pretenzioso ma curato nei dettagli, e il cibo è molto buono, con impiattamenti esteticamente piacevoli.
 

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