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Matias Perdomo: "Ragazzi, ricordatevi di continuare a sognare"

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Matias Perdomo: "Ragazzi, ricordatevi di continuare a sognare"
Foto courtesy of Contraste

Un visionario, un uomo tenace e di cuore. Decisamente sincero, genuinamente appassionato. 

E' sempre stato così Matias Perdomo, un uomo con "i piedi per terra e la testa tra le nuvole" come ama definirsi lui.

Quando parli con Matias Perdomo non puoi non essere catturato dalla sua energia: la sua positività è così tangibile che ti avvolge, mentra racconta della sua visione filosofica. Sì perché, ciò che mi colpisce di Matias Perdomo, è che inizia parlando di cucina, ma il suo discorso, dopo pochi secondi, inizia a spaziare tra letteratura, cultura e filosofia.

Chef di origini uruguaiane, patron del ristorante Contraste di Milano, sarà impegnato come giudice della quarta edizione di S.Pellegrino Young Chef 2020, in programma a Milano il prossimo 21 Ottobre 2019. Al suo fianco, pronti a giudicare i dieci finalisti regionali, anche Antonia Klugmann, Pino Cuttaia, Marianna Vitale, Janez Bratovž, Ana Grgić e Oana Coantă. Il vincitore della finale regionale accederà, poi, alla finale internazionale del 2020, dove dovrà confrontarsi con i finalisti delle altre 11 regioni in gara.

Ecco cosa ci ha raccontato nell'attesa della competizione.

È contento di essere tra i giudici della S. Pellegrino Young Chef?

Diciamo che giudicare non è esattamente nella mia natura, tanto è vero che è la prima volta che faccio parte della giuria di un concorso gastronomico. Il mio approccio sarà piuttosto quello di un fratello maggiore che dà un consiglio. Questa sarà un'esperienza di crescita anche per me, oltre ad una occasione preziosa per stare con alcuni miei colleghi che stimo moltissimo. Un'altra cosa: essere stato scelto per me è un doppio onore, visto che vivo in Italia ma sono di origini uruguayane. Essere stato scelto come "italiano" per me significa che il mio lavoro qui è apprezzato e ormai sono "di casa".

Cosa cerca in un S. Pellegrino Young Chef?

Tanta umanità. Il punto di base di uno chef è sicuramente la tecnica e la capacità di creare un buon piatto, ma per me l'aspetto umano è tutto. Ciò che creiamo in cucina deve avere l'effetto di rendere felici le persone, altrimenti anche il piatto più "tecnico" non ha un significato. Bisogna partire da una profonda gioia e serenità personale per poter dare energia positiva alle persone. Ecco perché, come giudice, non guarderò solo all'aspetto tecnico della ricetta, ma starò molto attento agli sguardi, ai gesti, ai movimenti dei giovani in gara. Per me sarà fondamentale percepire l'energia, l'intensità e la carica positiva che sapranno trasferirmi mentre lavorano. 

Che consiglio vuole dare ai giovani che parteciperanno alla gara?

Di viverla con gioia e come l'inizio di un percorso. Ogni giorno è un miracolo e non ce ne sarà un altro uguale. I ragazzi che parteciperanno devono vivere la gara come una sfida con se stessi e riuscire a trasformare la tensione in sorriso perché - ripeto -  cucinare vuol dire far star bene colui che mangerà il nostro piatto. E se non stai bene tu, questa magia non riesce. Inoltre consiglio di non cucinare per stupire i giudici, ma fare ciò che si sente davvero proprio, con coscienza delle proprie capacità e dei propri limiti. La S.Pellegrino Young Chef è l'inizio di un percorso, la prima "messa in scena" di gesti che dovranno essere ripetuti milioni e milioni di volte, perché, se un piatto ti viene bene una volta è solo una botta di...fortuna! (ride N.d.R)

Può fare un augurio ai ragazzi che parteciperanno alla S.Pellegrino Young Chef?

Auguro ai ragazzi in gara di diventare dei sognatori con i piedi per terra. I "piedi per terra" sono le tecniche e le conoscenze culinarie e gastronomiche, la capacità di manipolare la materia e controllare la cotture, essere "sognatori" significa seguire il proprio istinto creativo e diventare migliori ogni giorno. Lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano descrive l’utopia come un orizzonte mai raggiungibile, che si allontana da noi di tanti passi quanti ne facciamo. Sogniamo, facciamo dieci passi avanti, e l'orizzonte si è allontanato di 10 passi. Più lontano è il sogno e più strada hai da fare. Ed è proprio questo il bello...camminare e continuare a sognare! Il bello dei sogni è che non si raggiungono mai completamente e quindi ci si può svegliare ogni giorno con un nuovo sogno da raggiungere. Ragazzi...continuate a sognare e a camminare!

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Tutte le immagini: Courtesy of ristorante Contraste

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