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Roberta Schira: "La tavola? È come un palcoscenico"

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Roberta Schira: "La tavola? È come un palcoscenico"

"La tavola è un luogo privilegiato dove si combatte continuamente fra istinto e cultura": Roberta Schira, giornalista, scrittrice, critico gastronomico e collaboratrice di Fine Dining Lovers, nel suo libro Il Nuovo Bon Ton a Tavola, riassume perfettamente con questa frase il ruolo della tavola nella società e nella convivialità.

Il comportamento davanti al cibo dice molto dei commensali: l'ultimo libro dell'autrice, infatti, ha proprio l'obiettivo di raccontare qualcosa in più dell'altro attraverso i suoi gesti e comportamenti durante il pasto, e allo stesso tempo capire come non cadere in situazioni di imbarazzo durante una cena o una situazione formale.

Roberta Schira, in questa intervista, racconta del suo libro e da anche qualche consiglio in più per diventare un commensale perfetto.

Ci parli del suo libro, Il Nuovo Bon Ton a Tavola.
È un libro che smaschera, anche grazie alla psicologia, i difetti dei commensali: mediterranei, soprattutto, ma non solo. Il libro ha infatti un respiro internazionale e non riguarda solo la pura etichetta - come apparecchiare o come sistemare le forchette - un aspetto forse troppo italiano. Alcuni dei comportamenti che io prendo in giro sono propri di molti paesi: usare lo stuzzicadenti e mettersi il tovagliolo al collo sono errori che vedo commettere in tutto il mondo. La tavola è un grande palcoscenico e un luogo pericoloso: il tema del libro è "approfittane a tavola per capire tante cose dell'altro" sia che sia il tuo capoufficio, sia che si tratti del tuo futuro fidanzato o fidanzata. Bisogna utilizzare la tavola come luogo di comunicazione privilegiato, perchè le difese si abbassano e salta fuori l'istinto.

Cosa intende quando dice che "La tavola è un luogo privilegiato dove si combatte continuamente fra istinto e cultura"?
Negli esseri umani esiste da sempre un conflitto fra corpo e legge: l'istinto è un aspetto quasi bestiale, insito in ogni uomo, mentre la norma è quella che ti permette di vivere in una società. Queste forze trovano nella convivialità un grande campo di battaglia. Davanti a un pasto succulento avresti l'istinto di buttarti a capofitto sul cibo, senza aspettare il padrone di casa, mangeresti con le mani e senza rispettare nessuna regola. Dall'altra parte c'è la norma, con tutti i suoi codici di comportamento, necessari se si vuole vivere nella civiltà. Il commensale perfetto è quello che riesce a mediare fra queste due componenti: è necessario che non sia troppo rigido e deve saper trasgredire con savoir faire.

A cosa si è ispirata per la parte più psicologica del suo libro?
Il libro combina il linguaggio del corpo e il ripasso del bon ton: a proposito del linguaggio del corpo possiamo citare Lie To Me, serie tv con Tim Roth, dove tutto è focalizzato sui micromovimenti del corpo. Mi sono ovviamente documentata anche su testi più classici come il libro Linguaggio del corpo dei coniugi Peace, ormai diventata la mia bibbia. Ho cercato di applicare tutti questi concetti alla tavola.

Come si è evoluto il bon ton negli ultimi 50 anni?
Gli errori madornali sono sempre gli stessi: nel libro cito Monsignor della Casa che nel 1540 diceva "mangiano alcuni con il grifo nella broda", o che specifica che non bisognerebbe toccarsi le parti del corpo a tavola. Come allora anche adesso al ristorante spesso capita di vedere persone che mangiano con la testa nel piatto o che si toccano i capelli. Cos'è cambiato? Il galateo si è snellito: nessuno ti guarda male, ad esempio, se tagli le uova con il coltello. È cambiato anche per via dell'ingresso della tecnologia: uno dei più grandi colpevoli della tragressione a tavola è il cellulare, tutti ci cascano, e invece bisognerebbe alzarsi e andare a parlare fuori dalla sala.

Giovani e bon ton. Il galateo può influire sul comportamento degli uomini e delle donne di domani?
Assolutamente. Io, da mamma, faccio sempre questo esempio: mettiamo sempre da parte i soldi per cercare di dare ai nostri figli l'istruzione migliore possibile, e invece non ci preoccupiamo di dire loro come comportarsi a tavola. In futuro i nostri ragazzi faranno cene di lavoro, avranno forse ruoli di prestigio; non possiamo rischiare che mangino con la testa nel piatto o che sbraitino al telefono con la bocca piena. La libertà di sapere queste cose ti da un grande forza, ovvero quella di non essere messo in imbarazzo; questo libro ti da proprio questa possibilità.

Esistono regole di bon ton quando si mangia in luoghi diversi dalla sala da pranzo, come in ufficio o per strada? 
Naturalmente, perchè il bon ton è un modo di essere, rispettoso nei confronti degli altri, senza metterli in imbarazzo. Esiste un bon ton in ufficio: se scelgo cibi con un odore molto forte, o mangio sbrodolando davanti al pc manco di rispetto ai miei colleghi. Esiste per esempio anche un bon ton del pic-nic, un bon ton ecologico, secondo il quale non si dovrebbero mai disturbare le persone che sono intorno.

L'errore più grossolano che ha visto fare al ristorante?
Soffiarsi il naso in un tovagliolo di lino meraviglioso. Ero a cena in un ristorante stellato, una cena formale di beneficenza; dopo il secondo, quando gli animi erano più rilassati, le difese si sono abbassate e una persona, tra l'altro molto affermata, ha usato il tovagliolo in questo modo. Questo, e altri episodi, mi hanno spinto a scrivere questo libro.

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