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Tanya Gervasi: i segreti di una gastromodella

Di FDL il

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Tanya Gervasi: i segreti di una gastromodella

Tanya Gervasi è una modella unica nel suo genere, che combina la passione per il cibo con il suo lavoro, quello di modella curvy. Di origini russe, Tanya è cresciuta in Italia: oggi vive a Torino, ma il suo lavoro la porta a viaggiare così tanto che Milano e Londra sono diventate una seconda casa per lei. Il cibo ha un ruolo talmente centrale nella vita di Tanya che quando le si chiede come ama definirsi, non ha dubbi: "Non sono solo una modella, ma anche una gastronoma". Tanya si è infatti laureata a giugno 2012 presso l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, conosciuta anche come Slow Food University. Una delle sue passioni è ovviamente cucinare, ma la cosa che ama di più è la convivialità che il cibo porta con sè e la cultura che si cela dietro esso.

Scrive sul suo blog GastroModel, dove parla di tutte e due le sue passioni: la moda e la cucina. Modella fin da giovanissima, sceglie poi di studiare e laurearti all'Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo: un'abbinata insolita.

Come mai hai fatto questa scelta?
È ciò che tutti pensano, ma la mia scelta non è stata casuale. Quell'università mi offriva - e offre tutt'ora ai nuovi studenti - quello che per me è di più prezioso: viaggiare e conoscere nuove culture. Il mio lavoro di modella me l'ha sempre permesso ma in un ambito differente, attraverso l'Università di Pollenzo ho potuto sperimentare un nuovo mondo altrettanto ricco e stimolante.

Ora continui a lavorare come modella: come si svolge il tuo lavoro?
Il mio lavoro non è un lavoro costante e non offre alcun tipo di garanzia. Se ti rovini la pelle, se ti rompi una gamba, puoi dire addio alla tua carriera per sempre. All'inizio vivevo male questa cosa, soprattutto il fatto di non lavorare ogni giorno. Tutti sono convinti che avere tanto tempo libero sia sempre entusiasmante, purtroppo non lo è se non sai come organizzarti non sapendo mai quando arriverà un uovo lavoro. È impossibile pianificare a lungo termine e iscriversi ad un corso non è fattibile se richiede una presenza costante - ci ho provato nell'ultimo mese a fare due corsi, purtroppo mi sono saltati all'ultimo per impegni lavorativi. Inutile dirvi quanto sia stata dura l'Università, però devo ringraziare tutti i professori che mi hanno sostenuta durante i tre anni. Una mia cara amica, anche lei modella, mi ha fatto capire che essere una modella è uno stile di vita e devo dire che al momento è lo stile di vita che più mi si addice.

Dopo l’Università, hai avuto modo di esprimere in qualche modo la tua passione per il food? Hai dei progetti al riguardo?
Non in questo momento, a parte scrivere una mini rubrica per Excelsior Milano. La moda non dura per sempre e dato che da quando ho iniziato all'età di 13 anni l'ho sempre accostata allo studio, adesso mi sono volutamente presa un paio d'anni solo per dedicarmi a questo lavoro. Però è una cosa a cui sto lavorando ed ho una serie di progetti che sto cercando di mettere in piedi. Hanno tutti a che vedere con il food, di più non posso dire.


Che tipo di cucina ami e perché?
Amo tutte tutte le cucine e non vedo una gerarchia in fatto di gusti e usanze. Ognuna è unica e ha una storia. Detto ciò, amo la cucina giapponese: potrà sembrare strano ma associo il sushi ai pranzi tra amici. È un cibo che secondo me unisce molto, raramente vado a mangiarlo da sola. Amo la cucina italiana anche se la "mia" cucina è quella bielorussa/russa: quando cucina mia nonna a Minsk, non c'è sugo o un piatto di pasta che tenga!

Sei di origini russe, ma sei cresciuta in Italia. Puoi consigliare, a chi volesse conoscere la cucina russa, i piatti che meglio restituiscono il “sapore” della tua terra d’origine?
Sarò banale ma il borsch con il pane nero è un must, così come anche i bliny con la marmellata - che non hanno nulla a che vedere con le crepes. Infine qualsiasi piatto a base di patate, che devono essere della Russia perché hanno un sapore diverso! I piatti del'est hanno di base tre ingredienti tutti derivanti dalla terra e che richiamano essa in ogni piatto: patate, cavolo e cipolla. Aggiungeteci del lardo vero e un bicchierino di vodka e sarete catapultati in una normale casa russa. 

Abiti a Torino e lavori a Londra e Milano. Puoi suggerirci il tuo ristorante preferito in ognuna di queste città?  A Torino è semplice: "Eataly". È il posto che frequento di più quando esco a mangiare fuori, lo adoro, è buonissimo e i gusti di ogni tuo amico possono essere esauditi. A Milano il mio fidanzato mi ha fatto scoprire una pizzeria napoletana sul Naviglio Grande, dove andiamo appena possiamo: si chiama I Capatosta. A Londra conosco il ristorante messicano numero uno in assoluto: Cantina Laredo, preparano la guacamole fresca al tavolo ed fanno degli ottimi drink.

C'è qualche chef che ti incuriosisce e che non vedi l'ora di provare?
Tanti ma soprattutto due: Thomas Keller al French Laundry a Napa Valley e René Redzepi al Noma di Copenhagen. Prima o poi ci andrò!

“Food is the new fashion”. Così Martha Stewart ha definito il fenomeno del momento. Cosa ne pensi?
Wow! Non credo esista definizione più azzeccata: i giornali e le reti televisive sono invasi da cucina e cibo, mi permetto di dire fino all'eccesso. Quello che mi spaventa è però la superficialità con cui viene trattato questo argomento.



Cosa significa per te “Live in Italian”?
Significa portarmi i pacchi di pasta quando faccio una trasferta lunga; controllare sempre le notizie italiane; imbattermi perennemente in gruppi di connazionali e "schivarli" perché quando sono all'estero voglio stare con la gente del posto. Significa andare in astinenza da caffè, pur non bevendone molto, appena si varca il confine; sentire la mancanza del sapore della verdura e il profumo del sugo; significa avere una mamma (abbastanza italianizzata pur essendo di origine russa)  che vuole sapere sempre dove sei anche se non le cambia nulla quando glielo dici.

Raccontaci infine qualcosa del tuo blog, Gastromodel.
GastroModel è un blog sulle mie passioni, è nuovo e sto cercando di aggiornarlo il più possibile, almeno una volta alla settimana se non lavoro. Parla di esperienze lavorative e delle cose che più mi piacciono. Sto lavorando su due nuove sezioni in cui darò consigli di stile alle donne curvy e consigli sul cibo. Inoltre lo sto piano piano traducendo in inglese per renderlo ancora più internazionale. Come si dice... more things to come soon.

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