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Al Mèni 2019: il circo gastronomico di Rimini raccontato in 9 acrobazie

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Al Mèni 2019: il circo gastronomico di Rimini raccontato in 9 acrobazie
Foto Al Mèni | Facebook

Circo bagnato, circo fortunato? Forse sì, se si tratta di quello di Al Mèni, il “Circo 8 e ½ dei sapori” che si è svolto sabato 22 e domenica 23 giugno a Rimini. Un giorno di pioggia battente non ha fermato la sesta edizione della kermesse gastronomica ideata da Massimo Bottura e realizzata dal Comune di Rimini insieme a Cheftochef e Slow Food.

Il format è sempre lo stesso: 12 chef dell’Emilia Romagna cucinano insieme a 12 chef internazionali sotto il tendone in Piazza Federico Fellini. Intorno, produttori artigianali della regione e street food d’autore. Anche quest’anno, nonostante le avversità atmosferiche, il festival si è confermato uno degli eventi più riusciti del panorama enogastronomico italiano. E durante la presentazione del festival Bottura ha lanciato l’idea: nel 2020 Al Mèni volerà a New York.

Nel frattempo, noi vi raccontiamo Al Mèni 2019 in 9 punti.

1. La cucina albanese di Bledar Kola

Di Bledar Kola vi avevamo già parlato tre anni fa. Ad Al Mèni lo chef del Mullixhiu di Tirana ha portato la sua “nuova cucina albanese”: dromsa, piccoli gnocchetti creati passando al setaccio la farina bagnata con acqua, conditi con gelsi fermentati, formaggio di pecora shakulli e portulaca. Una piccola finestra sulla cucina balcanica che fa venire ancora più voglia di esplorarla.

2. I panini d’autore...

Come sempre, lo stand in cui gli chef preparano i panini è uno degli highlight della manifestazione. Sì, perché va bene gli showcooking, va bene i menu degustazione, ma a volte la goduria di un panino mangiato con le mani, sporcandosi un po’ la maglietta, batte tutto. Il nostro preferito? La pizza fritta con baccalà e cipolla marinata di Berberè.

3. … ma anche i gelati d’autore

A ogni edizione Carpigiani chiede agli chef partecipanti di creare un gusto di gelato. E a ogni edizione riesce a stupirci. Quest’anno, ad esempio, ci siamo gustati una coppetta al gusto di topinambur, creato dalla canadese Colombe St-Pierre, e un sorprendente aglio nero di Francisco Cardenas del Kadeau a Copenaghen. Perché il gelato non deve per forza essere la parte banale e meno curata di un evento.

4. Vini di Romagna

Per anni sottovalutata dal punto di vista enologico, l’Emilia Romagna sta tirando fuori i denti, lavorando in modo rispettoso del territorio e della sua identità vinicola. Lo dimostrano alcuni dei vignaioli presenti all’evento come Ancarani, sulle colline faentine, che lavora con vitigni autoctoni romagnoli, o Podere Sotto Il Noce, uno dei rappresentanti della new wave del Lambrusco.

5. Benso

Anche quest’anno tra i chioschi di cibo da strada c’era Benso a Forlì. E anche quest’anno ha conquistato le folle con i suoi “azzardi” vegetali, come il melone con bottarga e olive e la tartare di verdure infornate con tahina. Ma non era da meno la trippa fritta con lime e pepe rosa.

6. L’Emilia nel mondo

Tra gli chef presenti sotto il tendone c’era Giovanni Cuocci, creatore della Lanterna di Diogene, una fattoria-ristorante i cui soci sono persone con disabilità intellettiva. Pochi giorni prima era stato annunciato come uno dei 10 finalisti del Basque Culinary World Prize 2019, il premio per coloro che dimostrano come “la gastronomia possa essere una forza di trasformazione in settori quali la tecnologia, l’istruzione, l’ambiente, la salute, la produzione alimentare, e lo sviluppo economico e sociale”. In bocca al lupo a lui e al suo splendido progetto - in palio ci sono 100.000 euro.

7. Un occhio alla sostenibilità

Encomiabile la decisione di rendere Al Mèni completamente plastic free. E, come già era avvenuto nelle scorse due edizioni, di aderire a Food for Good, il progetto che combatte lo spreco alimentare: alla fine di Al Mèni tutto il cibo non consumato è stato recuperato dai volontati delle Onlus Banco Alimentare ed Equoevento per essere consegnato alla Mensa dei poveri di Rimini gestita dall’Opera di Sant’Antonio.

8. Il mare sostenibile di Slow Food

Un applauso per Slow Food che al suo stand ha ricordato l’importanza del consumo consapevole di pesce con il claim “Mare bene comune”. L’ha fatto attraverso laboratori, assaggi e incontri con pescatori, cuochi e biologi marini, che ci hanno parlato dell’impatto che l’uomo, in particolare l’utilizzo di plastica, e il cambiamento climatico, hanno sull’ecosistema marino, e cosa possiamo fare per diminuirlo.

9. La contaminazione in cucina

Alla fine il messaggio di Al Mèni è sempre quello: raccontare il proprio territorio è bello ma è ancora più bello farlo contaminandosi, incontrando altre culture e ovviamente assaggiandole. Come dimostrano ad esempio Kim Mikkola ed Evelyn Kim: finlandese lui, coreana lui, guidano il ristorante Inari ad Helsinki e sul palco hanno portato una Bento Box Finnico-Coreana in cui le frittelle scandinave di patate incontravano il kimchi. O ancora Tim Butler, chef americano che si è trasferito a Bangkok per amore della moglie thailandese e ad Al Mèni ha portato uno speziatissimo Laab di trippa e lingua.


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