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Basque Culinary World Prize 2019: in finale l'italiano Giovanni Cuocci

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Basque Culinary World Prize 2019: in finale l'italiano Giovanni Cuocci

La cucina come propulsore del cambiamento sociale. È questa la visione del Basque Culinary World Prize, che ogni estate accende i riflettori sul lavoro di chef eticamente impegnati in tutto il mondo. Nel 2018 la cerimonia finale del premio, istituito dal Basque Culinary Center di San Sebastian, si era svolta a Modena, grazie a Massimo Bottura, tra i membri della giuria.

La finale dell'edizione 2019 del Basque Culinary World Prize, un premio dall'attitudine itinerante, si terrà il 16 luglio a San Francisco. Al vincitore - che verrà scelto tra i dieci finalisti selezionati dal Comitato Tecnico del concorso a partire dalle 230 candidature pervenute da 42 Paesi - spetteranno 100 mila euro da investire in un progetto solidale. 

La giuria che decreterà il vincitore della quarta edizione - presieduta da Joan Roca - sarà costituita da un parterre d'eccezione di chef internazionali, tra cui Dominique Crenn, madrina dell'evento, Massimo Bottura, Gastón Acurio, Ferran Adrià, Michel Bras, Yoshihiro Narisawa e Enrique Olvera.

Lo scorso anno è stato incoronato lo chef di origini scozzesi-australiane Jock Zonfrillo del ristorante Orana di Adelaide (Australia), impegnato nella sua Orana Foundation, un organismo benefico per la salvaguardia delle tradizioni culinarie aborigene australiane.

Basque Culinary World Prize 2019 | Giovanni Cuocci in finale

Chi vincerà il Basque Culinary World Prize 2019? Tra i dieci finalisti c'è l'italiano Giovanni Cuocci, alla regia della fattoria-ristorante La Lanterna di Diogene di Solara di Bomporto (Modena), una realtà vocata all'inclusione, che incentiva e valorizza l'attività di persone con disabilità intellettiva, coinvolte nella riscoperta della terra e del lavoro artigianale.

Il progetto, istituito come cooperativa sociale nel 2003, ha concentrato in fattoria l'allevamento di animali quali galline, maiali, pecore, capre, oltre alla coltivazione di ortaggi e alberi da frutta, ma conta anche un vigneto di Trebbiano per la produzione di aceto balsamico tradizionale di Modena.

"Il lavoro si costruisce giorno per giorno insieme ai ragazzi con disabilità - sindrome di down, psicosi, paralisi cerebrale infantile - e alimenta anche la cucina dell’osteria, inaugurata nel 2006. La cucina è quella semplice della tradizione emiliana, che va alla ricerca delle origini per offrire ai clienti un luogo familiare, dove si sta bene insieme. E proprio il valore dell’inclusione è la chiave di volta del nostro impegno. Vivo la cucina come un modo per prendermi cura del territorio e delle persone che lo circondano”, ha affermato Cuocci nella motivazione ufficiale della sua candidatura.

Basque Culinary World Prize 2019 | Gli altri finalisti

Chi sono gli altri nove finalisti? Virgilio Martinez (al sesto posto nella lista dei World's 50 Best Restaurants 2019 con il Central), che assieme alla sorella Malena, in Mater Iniciativa guida un team interdisciplinare che sta costruendo una piattaforma di documentazione, scambio e sperimentazione con cui promuove anche una particolare visione di temi quali la biodiversità (sia ambientale che sociale). E con MIL, un nuovo ristorante ad un'altitudine di oltre 3.500 metri di fronte alle rovine Inca di Moray, Martinez consolida un modello ispiratore di interazione non invasiva con l'ecosistema e le comunità locali, promuovendo pratiche agricole sostenibili, scambio di conoscenze e dialoghi multiculturali.

Lo chef di San Francisco Anthony Myint, che si sta occupando del cambiamento climatico con la sua iniziativa ZeroFoodprint, che fa luce sull'impatto ambientale dei ristoranti e fornisce agli chef gli strumenti per ridurre o eliminare l'emissione di carbonio delle loro imprese. Lo chef è anche alla regia di un'iniziativa agricola che promuove le pratiche agricole sostenibili. 

E ancora, il danese Lars Williams (ex direttore del Nordic Food Lab), la malese Siew-Chinn Chin, promotrice in America di un programma di educazione alimentare contro il cibo da fast food; Xanty Elias, stellato Michelin dell'Acánthum di Huelva (Spagna) e presidente della Prenauta Foundation, sostenitore del turismo, dell'innovazione e dell'imprenditorialità, impegnato nello sviluppo della sua regione e nella promozione di una dieta sana per i bambini.

Douglas McMaster, grande sostenitore della cucina anti-spreco e chef di Stilo, il primo ristorante a rifiuti zero nel Regno Unito, diventato un fenomeno internazionale; il panamense Mario Castrellon, chef e imprenditore che crea opportunità di sviluppo sociale nelle comunità di produzione di caffè che producono Geisha, una delle varietà di caffè più esclusive e ambite al mondo; da Philadelphia la chef di origini messicane Cristina Martinez, che si sta battendo per i diritti degli immigrati e degli operai senza documenti in America, sulla scia del successo del suo ristorante South Philly Barbecue (tra le migliori aperture del 2016 per Bon Appètit).

Infine Selassie Atadika, dal Ghana, che esplora il modo in cui il cibo può affrontare le sfide sociali nel suo ristorante Midunu ad Accra, aperto nel 2014 e promotore del concetto di New African Cuisine. Un ristorante che si distingue per una brigata tutta al femminile, cercando di ispirare le donne ad andare oltre i ruoli tradizionali.

Ora, non resta che attendere 16 luglio per il verdetto della giuria. Comunque vada, con il cuore hanno vinto tutti. 

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