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La guida Michelin rispetta la decisione dello chef di restituire le stelle

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La guida Michelin rispetta la decisione dello chef di restituire le stelle
Foto Foto: JL BELLURGET

Mentre il mondo della gastronomia francese attende con impazienza la Guida Michelin 2018, la cui classifica verrà svelata il 5 febbraio prossimo, la Rossa ha appena svelato un (piccolo) scoop a l'AFP. Dopo lunghe discussioni, gli ispettori hanno deciso di rispettare la decisione di Sébastien Bras di restituire le tre stelle Michelin del Suquet, a Laguiole. 

Anche se questo annuncio non suona come una vera e propria novità, di certo non era un dato di fatto. In seguito alla richiesta dello chef, la Guida Michelin aveva risposto che un'uscita del genere non era "automatica", sottolineando la sua totale "indipendenza" in merito all'attribuzione delle stelle.

La suspence è finita questo mercoledì 30 gennaio con un annuncio della Guida Michelin all'AFP: "Ci sembrava difficile includere nella guida un ristorante che aveva espresso la volontà di non figurare nella Rossa, che non voleva far parte della grande famiglia degli stellati Michelin", ha spiegato Claire Dorland-Clauzel, membro del comitato esecutivo del gruppo Michelin, per cui la situazione è "una prima volta". 

Sébastien Bras "ha fatto sapere che la sua decisione è di carattere personale, maturata dopo un'attenta riflessione", ha proseguito. "È la prima volta che riceviamo una richiesta del genere. Ci sono stati ristoranti che hanno chiuso, chef che hanno deciso di intraprendere un altro percorso, cambi di concept" ha spiegato Claire Dorland-Clauzel. Togliere il Suquet dalla guida è "stata una decisione non facile, ci è servito del tempo per riflettere". 

Questo ritiro incoraggerà altri chef a restituire le loro stelle? Claire Dorland-Clauzel si dice serena al riguardo: "Ci sono molti più chef che vogliono entrare nella Guida Michelin di quelli che il contrario". "Molti chef si sono espressi per ribadire che figurare nella lista della Guida Michelin è un riconoscimento, un onore, una spinta enorme per la loro impresa sia in termini di notorietà che di affari".

"La pressione che subiscono è legata all'eccellenza. È vero che questo è un mestiere difficile. Ogni giorno, pranzo e cena, i clienti assurgono a giudici del piatto". "Michelin non valuta il servizio o il contorno. Non chiede nessun investimento. La politica di investimento e di prezzo è quella degli chef", ha ribadito il membro del comitato. 

 

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