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Itinerario intorno all'Etna in 8 tappe e altrettanti vini e piatti tipici

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Itinerario intorno all'Etna in 8 tappe e altrettanti vini e piatti tipici

Poche regioni sono affascinanti come la Sicilia. Specialmente nell'elegante abito della primavera, quello in cui ci si è mostrata durante Sicilia En Primeur, la rassegna internazionale dedicata ai vini dell’isola organizzata da Assovini Sicilia.

Abbiamo avuto l'opportunità di assaggiare in anteprima assoluta i vini dell'annata 2015 e soprattutto scoprire le aree vinicole, contraddistinte da una biodiversità eccezionale, che spaziano dal carattere isolano di Pantelleria all’affascinante vulcano Etna.

 

IL CONTINENTE DEL VINO

Non esiste una Sicilia, ma tante Sicilie quante sono le espressioni di questo vero e proprio continente vitivinicolo. Sia per il clima - il vento che soffia dall'Africa, la neve che cade e raffredda le lingue laviche del vulcano, le temperature collinari che si alternano e permettono di allevare la vite a 1000 metri - sia per i terreni variegati, dai vulcanici a quelli di tessitura mista e calcarea, che contribuiscono a delineare un vero e proprio mosaico di terroir in cui ogni vino svela il proprio carattere seducente. La grande ricchezza d’espressione siciliana è rappresentata da 22 DOC e 1 DOCG e mediamente ogni azienda coltiva 9 vitigni diversi, semprecon grande attenzione agli autoctoni. Ed è il valore di questi ultimi ad esser stato riconosciuto dall’Unesco che ha attribuito alla pratica agricola della vite ad alberello di Pantelleria il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità.

 

ALLA SCOPERTA DELL'ETNA

Noi abbiamo avuto la fortuna di camminare sugli scuri terreni vulcanici della Doc Etna. I siciliani stessi vi diranno che è un territorio a parte dal resto della regione, e fa gola ai tanti che cercano terreni da acquistare per produrre i rossi dell’Etna proprio per la sua unicità, e la capacità di produrre vini irripetibili. 

Vi proponiamo un itinerario a tappe tra le diverse cantine, intervallato dall'imprescindibile assaggio di alcuni piatti tipici.

Quello della famiglia Cusumano, oggi rappresentata da quei bellimbusti di Diego e Alberto, è un nome presente su diversi territori dell’isola. Qui ai piedi dell’Etna, a Castiglione di Sicilia, hanno creato la Tenuta Alta Mora. Da provare assolutamente il Guardiola Etna Rosso, prodotto in poche migliaia di bottiglie e proveniente da due ettari di Nerello Mascalese. Abbinatelo con un secondi di caponata e involtini alla palermitana.

Proseguendo verso il versante nord del vulcano cercate l’azienda Cottanera e bussate alla porta della famiglia Cambria. Il nome viene da quello di un antico borgo rurale, che ancora limita i vigneti di proprietà lungo la riva del fiume Alcantara. Da un progetto di studio e valorizzazione delle singole contrade, come Diciassettesalme e Zottorinotto, derivano due espressioni equilibrate di Nerello Mascalese, intensissime e colme di identità. Si sposano perfettamente con l'inossidabile parmigiana di melanzane.

È dal 2007, a Rovittello di Castiglione di Sicilia, che l’imprenditrice vinicola toscana Silvia Mastrelli ha creato Tenuta di Fessina. È riuscita in poco tempo a farsi valere partendo dall’acquisto di un vecchio vigneto di Nerello Mascalese risalente al secolo scorso e oggi, con l’enologo piemontese Gian Domenico Negro, produce vini di alto profilo. Passeggiate tra i sette ettari vitati e vi innamorerete del paesaggio composto da alberelli centenari, tappeti vegetali colorati e all'orizzonte la fumata continua del vulcano. Consigliato il Musmeci, cru di Nerello Mascalese, di longevità e profondità assolute. A breve anche una spa incastonata tra vigneti e barriques.

Il Cavaliere Tornatore dell’omonima azienda vinicola detiene un primato che lo rende fiero: conta il più alto numero di ettari (100 di cui circa 60 vitati) nella zona Doc Etna. La cantina è nuova e di recente costruzione come parte dei vigneti appena piantati, a differenza delle origini della famiglia Tornatore che già dalla metà dell’ottocento era dedita all’agricoltura e alla vinificazione. Il Doc Etna Rosso 2013 piace per chiarezza espressiva dei vitigni (Nerello Cappuccio e Mascalese) ma bisogna aspettare che il tempo dica la sua. Da servire fresco vicino a una pasta coi ricci.

Spostandovi di poco raggiungete Passopisciaro dove vale fermarsi per conoscere l’antica cantina Graci con i suoi vigneti dislocati nel cuore della Valle dell’Alcantara (Contrada Arcurìa, Contrada Feudo Di Mezzo e Contrada Barbabecchi), a un’altitudine compresa tra i 600 e i 1.000 metri. Due dei diciotto ettari sono su affascinanti terrazze in quota, con alberelli di Nerello Mascalese di oltre cento anni. Vi intrigherà l’Etna bianco Arcurìa 2013, un Carriccante in purezza, che sembra nato per essere bevuto con le sarde beccafico.

Venti ettari incorniciati da noccioleti e uliveti per Giuseppe Russo e la sua azienda vitivinicola Girolamo Russo. Tra i migliori interpreti del territorio etneo, nel 2005 decise di effettuare un restyling conservando il nome del padre e quanto di buono le passate generazioni hanno fatto. Vigneti in regime bio tra i 650 e i 780 metri suddivisi tra le contrade di Feudo di Mezzo, Feudo e San Lorenzo. Colpiscono per armonia e profumi il Feudo di Mezzo 2012 con grande pienezza gustativa, e l’Etna Rosato 2013 per semplicità e finezza. Andate sul semplice, e beveteci su mentre fate una grigliata di carne di maiale alla brace.

Per Palmito Costanzo percorrete l’originale trazzera che tra i vigneti giunge sino all’antico palmito tipico siciliano ed osservate quanto di bello può nascere dal connubio di passione e natura. Un altro connubio vincente è quello di Mimmo e Valeria Costanzo, che cercano di mantenere vinificazioni il più possibile naturali. Il nome dei vini deriva dal “sei” che indica l’Etna come sesto sito siciliano entrato a far parte della World Heritage List Unesco. Il Nero di Sei combina Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio (in percentuale minore) con fermentazioni spontanee e lieviti indigeni, regalando nelle diverse annate profumi distinti e bocca colma di frutto. Difficile tenergli testa, ma provate con le arancine.

Arrivate alla tenuta Terrazze dell’Etna e sarete all’interno del Parco Naturale dell’Etna: piccoli appezzamenti di terreno in gran parte abbandonati e già vitati sono stati recuperati fino a formare l’anfiteatro di terrazze su cui sono coltivati i vigneti. Abbiamo assaggiato in anteprima uno spumante metodo classico di Pinot Nero con una minima percentuale di Nerello Mascalese, 50 mesi sui lieviti, da non perdere assolutamente. Insieme alle panelle diventa un antipasto inusuale.

 


Per ogni altro approfondimento potete visitare il nuovo portale www.wineinsicily.com realizzato da Assovini Sicilia per valorizzare il meglio dell’enologia regionale.

 

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