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I migliori ristoranti di Parma: dove mangiare in città
Perché questa lista
A Parma dal 1925, Cocchi è uno dei riferimenti storici per la cucina parmigiana. Oggi la storica insegna è guidata da Davide Malinverni insieme ai figli, con l’intenzione di conservarne ricette e impostazione. La pasta fresca continua a essere tirata a mano e la carta segue il repertorio locale, dagli anolini al Savarin di riso alla parmigiana. Uno dei motivi per cui Cocchi è particolarmente conosciuto resta però il carrello dei bolliti, proposto nei mesi più freddi con diversi tagli di carne e le salse di accompagnamento. Un servizio ormai poco comune che, insieme agli ambienti raccolti e alla cucina, mantiene il ristorante legato al modello della trattoria parmigiana di alto livello.
A pochi chilometri dal centro, nella frazione di Coloreto, Ai Due Platani occupa una trattoria nata negli anni Venti e dal 2005 guidata da Giancarlo Tavani, Gianpietro Stancari e Mattia Serventi. La cucina rimane saldamente parmigiana, ma il lavoro sulle materie prime e sulle preparazioni restituisce una versione particolarmente curata della trattoria di territorio. La pasta fresca viene preparata al momento dell’ordine e tra i piatti più rappresentativi ci sono i tortelli di zucca, con sfoglia sottile e farcia generosa. Altro tratto caratteristico è il gelato alla crema, mantecato con una Carpigiani del 1964. Salumi di piccoli produttori, carni da cortile e selvaggina completano una carta volutamente contenuta, mentre la cantina affianca ai vini emiliani una selezione italiana e internazionale.
Tra i migliori ristoranti a Parma centro, Trattoria Corrieri è una delle insegne più note per chi cerca la cucina tipica parmigiana. Il locale deve il nome ai corrieri che, ai tempi della duchessa Maria Luigia, sostavano qui per mangiare e far riposare i cavalli legati agli anelli ancora visibili sulle pareti. La proposta è rimasta concentrata sulle ricette locali e sui prodotti del territorio in un ambiente ampio e informale che conserva l’impostazione della trattoria storica. Torta fritta con salumi e tortelli d’erbetta sono due riferimenti immediati della carta che comprende pasta fresca, carni e altre preparazioni della cucina emiliana. Una scelta particolarmente centrale anche geograficamente, a pochi passi dal Parco Ducale e dal Teatro Regio.
Sulle rive del Po, Antica Corte Pallavicina è la tenuta della famiglia Spigaroli, ricavata in un edificio del Trecento e oggi articolata tra ristorante una stella Michelin, ospitalità, produzione agricola e stagionatura dei salumi. Massimo Spigaroli definisce la sua una cucina “gastrofluviale”, legata alla Bassa Parmense e a un territorio in cui convivono campagna e fiume. Storione, rane, Parmigiano Reggiano e naturalmente Culatello di Zibello entrano quindi in una proposta che parte dalle produzioni locali e dalla storia della famiglia. Il Culatello è anche protagonista del museo ospitato all’interno della Corte, con un percorso dedicato alla sua storia, alla lavorazione e al rapporto con il territorio che comprende la visita alle cantine dove i culatelli vengono lasciati stagionare.
Nel centro di Parma, Borgo20 è il bistrot di Carlo Belloni, tornato alla ristorazione dopo esperienze professionali nella musica e nel cinema. La cucina parte dai prodotti del territorio per aprirsi a contaminazioni internazionali, con particolare attenzione alla provenienza delle materie prime e ai produttori, sempre indicati in menu. Il Parmigiano Reggiano attraversa buona parte della proposta, utilizzato in stagionature e lavorazioni differenti, dalla degustazione al risotto alla Parmigiana. Altro punto fermo è il Pan di 20, una base a lunga lievitazione vicina alla pizza al padellino, preparata con una miscela di farine del territorio e farcita dopo la cottura. Può essere proposta nelle versioni più semplici, come la Margherita, oppure diventare la base per preparazioni stagionali più articolate.
In Strada Farini, Trattoria Sorelle Picchi nasce da una storica salumeria e conserva ancora oggi uno stretto legame con i prodotti della norcineria parmense. Il grande bancone all’ingresso introduce una proposta in cui Prosciutto di Parma, Culatello di Zibello, Salame di Felino e Spalla cotta di San Secondo affiancano una cucina costruita sulle ricette locali. La pasta fresca viene preparata internamente e tra i piatti più rappresentativi ci sono gli anolini in brodo di cappone con stracotto e la Rosa di Parma, filetto di manzo avvolto nel Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano. Al piano inferiore si trova anche la cantina, ricavata tra muri in pietra e volte a botte e utilizzata come ulteriore sala del ristorante.
A Parma, Passione e Tradizione porta una proposta interamente dedicata alla pizza e alla cucina partenopea. Il progetto è di Daniele Del Gaudio e Luigi Pagano, con ruoli distinti ma complementari. Del Gaudio lavora sugli impasti, mentre Pagano cura topping, abbinamenti e selezione delle materie prime. La pizza è di matrice napoletana, con cornicione pronunciato e impasto soffice e alveolato, ma accanto alle versioni classiche trovano spazio pizze più elaborate, al padellino e fritte. Tra le signature c’è la Nettare di Bacco, che introduce ingredienti emiliani come Coppa di Parma, Parmigiano Reggiano e riduzione di Lambrusco. Importante anche la parte dedicata ai fritti che completa il legame con la tradizione gastronomica napoletana.
In Strada Farini, Brisla è una trattoria contemporanea guidata da Elia Otgianu che lavora sulla cucina parmigiana recuperandone anche preparazioni oggi meno frequenti. Il territorio rimane il riferimento principale, dalla selezione di salumi alla pasta fresca, ma le ricette vengono alleggerite e aggiornate senza allontanarsi troppo dalla loro struttura originaria. Tra i piatti più rappresentativi c’è la bomba di riso con ragù di piccione, ricetta storica della cucina parmense ormai difficile da trovare nei ristoranti della città. Interessante anche la presenza di appuntamenti legati a preparazioni tradizionali, come le rane proposte il venerdì. Una formula che colloca Brisla a metà strada tra la trattoria classica e una cucina più attuale.
Appena fuori città, nella campagna di Vigheffio, I Tri Siochètt è un’antica osteria trasformata in ristorante e ancora oggi concentrata sulla cucina parmigiana. Le ampie sale e il giardino estivo ne fanno una trattoria adatta anche alle tavolate numerose, mentre in cucina si lavora soprattutto con prodotti del territorio e ricette locali. Salumi e torta fritta aprono tradizionalmente il pasto, ma uno dei piatti più rappresentativi sono gli anolini di stracotto in brodo di cappone. In carta rimangono anche preparazioni meno immediate da trovare altrove, come il pesto di cavallo e la punta di vitello ripiena alla parmigiana. Il ristorante è inoltre segnalato dalla Guida Michelin con il Bib Gourmand, riconoscimento dedicato agli indirizzi con un buon rapporto tra qualità e prezzo.
Più che un ristorante, Pepèn è una delle istituzioni gastronomiche di Parma. La storia comincia nel dopoguerra con Giuseppe Clerici, detto Pepèn, mentre dal 1953 il piccolo locale di vicolo Sant’Ambrogio porta il nome con cui lo conoscono generazioni di parmigiani. Qui si mangia soprattutto al banco o in piedi, scegliendo tra panini preparati espressi e specialità nate nel corso di oltre settant’anni. Due bastano per capire il posto. La Carciofa, torta salata con carciofi, spinaci, ricotta, Parmigiano Reggiano e mortadella, e il panino con pesto di cavallo, preparazione profondamente legata alla tradizione cittadina. Pepèn rimane così un indirizzo utile anche per conoscere il lato più informale della cucina parmigiana, lontano dalla struttura classica della trattoria.
Antica Corte Pallavicina
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