La cucina parte dallo stesso contesto. Riso, ortaggi, erbe, animali da cortile e pesce d'acqua dolce arrivano dal territorio e da una rete di piccoli produttori, allevatori e artigiani. Il menu è volutamente corto e cambia in base alle stagioni e alla disponibilità delle materie prime. Brace, legna, lunghe cotture e conserve sono alcune delle lavorazioni utilizzate, con il fuoco che occupa un ruolo centrale anche nella sala grazie alla griglia a vista.
Alla Lomellina si aggiunge il Perù, parte della storia personale di Katherine Rios, originaria di Arequipa, e delle esperienze maturate dal gruppo. Il riferimento non viene trasformato in una sovrapposizione costante tra due cucine, ma compare attraverso tecniche, ingredienti e preparazioni. Lo si ritrova, per esempio, nell'anticucho di cuore alla brace o nel ceviche di lucioperca, dove un pesce d'acqua dolce del territorio entra nella preparazione sudamericana.
Il nome riassume bene questo incontro: in quechua nina significa “fuoco”. Del progetto fanno parte Simone Nebbia, originario di Palestro, Katherine Rios, Christian Niedda alla guida della cucina e Matteo Rizzo, anche lui di origini palestresi, insieme a Devi e Matteo Nebbia.