Chiedere a Ultra se è una pizzeria o un cocktail bar significa partire dalla domanda sbagliata: il locale di via Pier Lombardo, ricavato negli spazi di un’ex banca in zona Porta Romana, rifiuta entrambe le etichette e costruisce la propria identità proprio su questa ambiguità dichiarata. La proposta di pizza si muove su due registri distinti e complementari: dischi sottilissimi e croccanti da un lato, margherite dal cornicione alto e soffice dall’altro, pensate per essere provate entrambe nella stessa serata. I topping guardano lontano dalla tradizione, con combinazioni come l’anguilla affumicata in salsa di sesamo e fior di latte, o una pizza fritta condita con limone declinato in quattro modi diversi. A tavola, è la forbice e non il coltello a tagliare la pizza, un piccolo rituale che accompagna ogni ordinazione. Il reparto cucina, distinto da quello dei lievitati, propone piatti che si allontanano dal consueto repertorio da pizzeria, come un involtino di verza o funghi cardoncelli trattati con tecniche più vicine alla sala di un ristorante. Anche la lista dei cocktail segue la stessa logica sperimentale, con abbinamenti insoliti come quello tra mais e cetriolini in salamoia, capaci di reggere il confronto con la parte solida del menu, oltre a una selezione di versioni analcoliche pensate con lo stesso livello di cura. L’ambiente, minimale e dal taglio industriale, resta aperto fino a tarda notte: le ordinazioni vengono accettate fino a mezz’ora prima della chiusura, un dettaglio che intercetta chi cerca un pasto fuori dagli orari convenzionali. Le luci basse e gli spazi essenziali costruiscono un’atmosfera quasi ipnotica, lontana dalla classica sala da pizzeria, mentre il viavai del bancone bar accompagna il servizio fino a notte inoltrata. Nato dall’incontro tra due professionisti con esperienze internazionali nel mondo della pizza e della ristorazione, il progetto ha saputo ritagliarsi rapidamente un posto tra le pizzerie più seguite della città. A Milano, nel quartiere di Porta Romana, Ultra dimostra che rifiutare le categorie tradizionali può diventare, paradossalmente, un modo preciso per farsi riconoscere.