Il fuoco è stato il primo strumento di cottura dell’umanità, ma saperlo dominare resta una delle prove più complesse per un cuoco. Non basta adagiare un ingrediente sulla griglia: bisogna leggere la temperatura, scegliere la legna, interpretare il fumo e capire quando avvicinare, allontanare o togliere il prodotto dalla brace.
È attorno a questa materia viva che si è sviluppato Firecat, l’evento che ha riunito chef e pizzaioli provenienti da diversi Paesi a Casa Maria Luigia, nella campagna di Modena. Voluto dalla Francescana Family di Massimo Bottura e Lara Gilmore, l’appuntamento ha avuto come cuore Al Gatto Verde, il ristorante guidato da Jessica Rosval, dove brace, fumo e cotture a legna costituiscono un vero linguaggio gastronomico.
Le riflessioni degli chef coinvolti restituiscono una certezza: non esiste una formula unica per elevare il barbecue. C’è chi mette al centro la purezza della materia, chi considera la salsa un gesto artistico e chi cerca nel fumo un ingrediente da dosare con precisione. Più che un insieme di regole, la cucina sul fuoco emerge così come un esercizio di ascolto, equilibrio e sensibilità.
Prima di tutto… la materia prima
Che cosa trasforma una preparazione alla griglia in un piatto d’autore? La risposta più condivisa non riguarda un’aggiunta, ma la capacità di lasciare che l’ingrediente resti riconoscibile. Per Alberto Gipponi il centro del piatto deve essere sempre la materia. Porta come esempio un rombo alla griglia: quando il prodotto è straordinario e la cottura precisa, ogni boccone rivela profondità e sfumature differenti. Nelle grandi cucine di brace, osserva, “la griglia è al centro di tutto, eppure quasi non si sente”: non impone il proprio gusto, ma permette all’ingrediente di esprimersi.
È la stessa misura invocata da Norbert Niederkofler. Salsa, contorno e impiattamento funzionano soltanto quando completano il gusto e raccontano la stessa storia del prodotto principale. “Il vero lusso sta spesso nella semplicità fatta bene”, sintetizza lo chef. Albert Adrià spinge il ragionamento ancora oltre e mette in discussione la necessità stessa di trasformare ogni cottura alla griglia in un esercizio d’autore. Nel suo astice, maturato per 48 ore nel grasso di costata e poi passato sul fuoco, non serve aggiungere altro: bastano una materia prima eccellente e un’idea precisa.
La semplicità, però, non coincide con la facilità. Daniel Hadida ricorda che chiunque può mettere qualcosa sulla griglia e ottenere un risultato piacevole; la differenza nasce dalla capacità di usare con delicatezza la sapidità e gli aromi prodotti dal fuoco. Il barbecue diventa cucina d’autore quando il fumo smette di essere un effetto indistinto e diventa una scelta consapevole.