Famiglia. Cultura. Tradizione. Una tavola sempre pronta ad accogliere cibo e persone quella domanda, comune a tutte le latitudini del mondo: “Hai già mangiato?”. Perché non c’è niente al mondo come il cibo capace di farci prendere cura delle altre persone. Parola di chef.
A Lima, durante gli eventi che hanno fatto da cornice alla cerimonia di The 50 Best Restaurants 2026, abbiamo posto una domanda molto significativa presente sulle bottiglie special edition di S.Pellegrino e l’abbiamo posta proprio agli chef: “How does food bring us together?”.
Le loro risposte sono state variegate, ma tutte convergono attorno allo stesso concetto: il desiderio di trascorrere tempo insieme. Non solo: diversi chef hanno anche voluto rimarcare come il cibo sia un linguaggio universale, capace di creare connessioni perché comprensibile da tutti.
Dalla premura per gli altri alle conversazioni senza fine passando per le tradizioni proprie di ogni Paese, scopri insieme a noi cosa ci hanno raccontato i protagonisti di The 50 Best Restaurants 2026.
Nutrire è un gesto d’amore
Ci sono culture in cui il cibo rappresenta davvero un atto d’amore. Per chef Aisha Ibrahim (che nel 2027 aprirà le porte del suo nuovo ristorante a New York) il suo essere filippina ha influito molto nella sua visione ed approccio al cibo, considerato una vera e propria forma di affetto per le persone care ma anche per chi si incontra per la prima volta. “Sono filippina e per noi il cibo è qualcosa che ha a che fare con la comunità e la condivisione. Per noi il cibo è sedersi a tavola con le persone che ami ma anche con gli sconosciuti, anzi forse è ancora meglio – racconta la chef – Il cibo ci unisce perché è qualcosa di personale che però riguarda tutti. Sostentamento, amore, cura... da filippina, la domanda più amorevole che qualcuno possa fare ad un’altra persona è: hai già mangiato oggi?”.
“Quando pensiamo a un piatto che ci piace, subito pensiamo anche alla persona con cui vorremmo condividerlo – suggerisce il sommelier di Asador Extebarri, fresco vincitore di The 50 Best Restaurants 2026, Mohamed Benabdallah - e questo rende il cibo un modo di condividere momenti importanti con le persone a noi più care”. Sulla stessa lunghezza d'onda chef Victor Arguinzoniz: “La parte migliore di un piatto? Condividerlo con gli amici”. Parola di chef del miglior ristorante del mondo del 2026.
Chef José del Castillo (Isolina, Lima, Perù) riconosce la potenza del suo mestiere, e cioè il gesto quotidiano di preparare qualcosa per gli altri: “Cucinare è un atto d’amore, e quale modo migliore per condividere questo amore se non riunendosi attorno a una tavola?”.
Cucina come sentimento, dunque. Un pensiero condiviso anche da chef Tassia Magalhães (Nelita, San Paolo, Brazil): “Credo che il cibo ci unisca perché il cibo è amore, e l’amore unisce tutte le persone attorno a una bella tavola, con gli amici e la famiglia. È così che ci ritroviamo sempre insieme, attorno al cibo” la sua risposta.