Nato come preparazione medicinale e trasformato nei secoli in uno degli spiriti più versatili al mondo, il gin oggi si presenta in una pluralità di stili: dai classici secchi in stile inglese ai gin ambrati affinati in botte, fino alle interpretazioni moderne in cui il ginepro lascia spazio ad agrumi, erbe e fiori. Conoscere i principali tipi di gin aiuta non solo a orientarsi al momento dell’acquisto, ma anche a scegliere la bottiglia giusta per un Gin Tonic, per un Martini o per cimentarsi a casa con i cocktail a base di gin più iconici.
Cos’è il gin e come nasce
Il gin è un distillato ottenuto a partire da un alcol neutro di origine agricola (cereali nella maggior parte dei casi), aromatizzato con bacche di ginepro e altre botaniche. Il ginepro non è un dettaglio: è l’elemento che, per definizione, deve risultare riconoscibile al naso e al palato, anche quando il profilo aromatico è complesso.
Le sue origini vengono spesso collegate alla jenever o genever olandese, un distillato di cereali aromatizzato al ginepro, diffuso a partire dal XVII secolo. Questo “antenato” avrebbe influenzato la nascita del gin in Inghilterra, dove lo spirito si è affermato prima come rimedio “medico” e poi come bevanda popolare, attraversando momenti di consumo eccessivo e successiva regolamentazione.
Nel corso del tempo, dai primi gin ricchi di zucchero e poco raffinati si è passati a stili sempre più puliti e secchi, fino ai London Dry e alle interpretazioni contemporanee, spesso legate a un territorio specifico e alle sue botaniche.
Come si produce il gin e quali botaniche si usano
Alla base del gin c’è un alcol neutro ad alta gradazione, ottenuto per distillazione di cereali come grano, orzo o altri. Su questa base vengono innestate le botaniche, con il ginepro come elemento obbligatorio e altre spezie, erbe, agrumi, radici a costruire il bouquet.
Le botaniche più comuni includono, oltre al ginepro:
- scorze di agrumi (limone, arancia dolce e amara, pompelmo);
- coriandolo in semi;
- angelica (radice);
- cardamomo;
- cannella, cassia, pepe, noce moscata;
- fiori ed erbe locali, a seconda della filosofia del produttore.
L’aromatizzazione può avvenire in due modi principali.
- Per distillazione con botaniche: le botaniche vengono inserite nell’alambicco (in infusione o in cestelli sospesi) e ridistillate insieme all’alcol.
- Per macerazione e successiva distillazione: le botaniche macerano nell’alcol e poi la miscela viene distillata.
La qualità del gin dipende dall’equilibrio tra ginepro e resto delle botaniche, dalla pulizia dell’alcol di partenza e dall’abilità nel dosare tempi e temperature di distillazione.
Varietà ufficiali di gin
Dal punto di vista normativo (per esempio nelle definizioni europee), esistono alcune categorie principali di gin che è utile conoscere.
Dry Gin
La definizione di Dry Gin è piuttosto ampia e indica uno stile tendenzialmente secco, con zucchero aggiunto in quantità molto limitata o assente. In questa categoria rientrano molti gin moderni che non rispondono esattamente al disciplinare del London Dry, ma ne condividono l’impostazione: profilo asciutto, ginepro evidente, nessuna dolcezza marcata.
London Dry Gin
Il London Dry Gin non indica l’origine geografica ma uno stile produttivo preciso. Si tratta di un gin:
- ottenuto da alcol neutro di alta qualità;
- ridistillato con tutte le botaniche insieme (non sono ammesse aromatizzazioni successive con essenze o aromi artificiali);
- senza aggiunta di zucchero oltre un limite minimo.
Il risultato è un distillato limpido, secco, pulito in cui il ginepro resta in primo piano, sostenuto da agrumi e spezie in equilibrio. È lo stile storico alla base di molti cocktail classici, dal Martini al Negroni, fino al Gin Tonic più essenziale.
Distilled Gin
Il Distilled Gin nasce anch’esso da una ridistillazione di alcol con botaniche, ma lascia più libertà rispetto al London Dry: dopo la distillazione possono essere aggiunte piccole quantità di aromi naturali o zuccheri. È una categoria “ombrello” che comprende gin molto diversi tra loro, spesso con profili aromatici più creativi.
Sloe Gin
Il Sloe Gin è un prodotto particolare: tecnicamente è un liquore a base di gin e prugnole (sloe berries). Il gin viene messo in infusione con questi piccoli frutti, insieme a zucchero; il risultato è una bevanda dal colore rubino, dolce e leggermente acidula, con gradazione più bassa rispetto al gin tradizionale. È usato in miscelazione o servito liscio, talvolta come after dinner.
Plymouth Gin
Il Plymouth Gin è storicamente legato alla città portuale di Plymouth, in Inghilterra. Per lungo tempo il nome è stato tutelato come denominazione geografica. Si tratta di un gin secco ma leggermente meno asciutto rispetto a molti London Dry, con un profilo spesso percepito come più morbido e terroso, in cui il ginepro convive con note di radici e agrumi. Alcuni cocktail classici lo indicano esplicitamente, anche se oggi può essere sostituito da altri gin con caratteristiche simili.
Tipi di gin non ufficiali
Accanto alle categorie codificate, negli ultimi decenni si sono affermati stili di gin che non rientrano nelle definizioni “ufficiali” ma sono ormai riconosciuti tra addetti ai lavori e appassionati.
Old Tom Gin
L’Old Tom Gin è uno stile storico, nato prima della diffusione dei gin secchi. Risulta tendenzialmente più morbido e dolce, grazie all’aggiunta di zucchero o a un profilo aromatico volutamente più rotondo. È il gin di riferimento per alcuni cocktail classici dell’Ottocento e dell’inizio Novecento, oggi riscoperti. Al palato è meno asciutto di un London Dry e più accogliente, con ginepro comunque presente ma inserito in un contesto zuccherino.
Barrel Aged o Reserve Gin
I Barrel Aged Gin (o Reserve Gin) sono gin che, dopo la distillazione, vengono affinati per un certo periodo in botti di legno, nuove o già usate per altri distillati (come whisky, rum, vini fortificati). Il contatto con il legno conferisce colore ambrato o dorato, oltre a note di vaniglia, spezie dolci, frutta secca. Sono gin spesso pensati per la degustazione liscia o per cocktail che beneficiano di una componente più calda e complessa.
New Western Gin
Con New Western Gin (o “contemporary gin”) si indicano quei prodotti in cui il ginepro resta obbligatorio, ma non necessariamente dominante. Il profilo aromatico può essere guidato da agrumi, fiori, erbe locali, spezie esotiche, fino a botaniche molto identitarie legate a un territorio. È la categoria in cui rientrano molti gin “d’autore” e interpretazioni moderne che hanno contribuito alla rinascita del gin nel mondo della mixology.
Differenze di gusto e aromaticità tra le varie tipologie
Le diverse tipologie di gin non si distinguono solo per aspetti tecnici, ma soprattutto per il modo in cui si presentano al naso e al palato.
- Un London Dry è secco, lineare, con ginepro netto e un sottofondo agrumato e speziato, ideale per cocktail in cui il gin deve “reggere” il confronto con pochi altri ingredienti.
- Un Dry Gin generico può avere una personalità analoga o aprirsi a interpretazioni leggermente più morbide o aromatiche.
- Un Distilled Gin moderno può puntare su una singola botanica caratterizzante (un agrume particolare, un’erba locale), mantenendo comunque un’anima riconoscibile.
- Un Old Tom si percepisce più dolce, morbido, con un finale meno asciutto: perfetto per chi preferisce gin meno austeri.
- Un Barrel Aged offre un ventaglio di note vanigliate, tostate, di frutta secca, che lo avvicinano a certi whisky chiari.
- I gin di stile New Western possono sorprendere con profumi floreali, balsamici o agrumati spinti, in cui il ginepro è parte di un coro e non un solista assoluto.
- Il Sloe Gin, infine, è chiaramente dolce e fruttato, più vicino a un liquore che a un gin da Gin Tonic tradizionale.
Conoscere queste differenze aiuta a scegliere il distillato giusto per il drink che si ha in mente, soprattutto quando si preparano in casa i grandi classici o si sperimentano nuove combinazioni.
Come degustare e abbinare il gin
Per apprezzare le diverse varietà di gin è utile assaggiarle prima in purezza, a piccole dosi, magari leggermente raffreddate o con una goccia d’acqua per aprire i profumi. La degustazione permette di cogliere l’equilibrio tra ginepro, agrumi, spezie e altre botaniche, nonché la morbidezza o la durezza alcolica.
Dal punto di vista degli abbinamenti, il gin resta protagonista soprattutto nella mixology.
- Gin Tonic essenziale, con una tonica neutra e una guarnizione coerente con le botaniche principali del gin.
- Cocktail classici come Martini, Negroni, Gimlet, French 75, che valorizzano diversi stili di gin.
- Drink contemporanei come il Gin Gin Mule, in cui il gin incontra ginger beer e lime per un risultato fresco e aromatico.
Chi desidera approfondire può esplorare raccolte dedicate ai cocktail con il gin da preparare a casa, così come ricette specifiche di drink ormai iconici, compresi i twist più moderni sul tema. In questo modo, le differenze tra i vari tipi di gin si traducono in altrettante esperienze di degustazione: dai London Dry più classici agli Old Tom morbidi, dai gin affinati in botte alle interpretazioni “New Western”, ogni tipologia trova il proprio spazio nel bicchiere, a seconda del momento e dell’abbinamento che si vuole creare.