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I migliori ristoranti di Modena: guida alla città
Perché questa lista
È il ristorante che ha portato Massimo Bottura e Modena al centro della gastronomia internazionale. Tre stelle Michelin, in via Stella dal 1995, Osteria Francescana parte dalla cultura gastronomica emiliana per rileggerne ingredienti, ricette e memoria attraverso il linguaggio costruito dallo chef in oltre trent'anni di lavoro. Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, tortellini e tagliatelle rimangono riferimenti importanti, ma convivono con suggestioni che arrivano dall'arte e da cucine molto lontane dall'Emilia. Oggi si può scegliere il percorso degustazione Ho Fame! Ho Fame!, ispirato all'opera in ceramica di Vincenzo Cabiati conservata nella cantina del ristorante, oppure ordinare alla carta, dove rimangono alcuni piatti che hanno segnato la storia della Francescana, come Cinque stagionature del Parmigiano Reggiano in diverse consistenze e temperature e Un'anguilla risale il fiume Po.
Bisogna spostarsi di una decina di chilometri da Modena per raggiungere La Nunziadêina, trattoria modenese che nel 2026 ha compiuto cent’anni. La storia comincia con nonna Annunciata e prosegue oggi con la quarta generazione della famiglia, mantenendo al centro una cucina emiliana fatta di pasta fresca tirata ogni giorno, brodi, lunghe cotture e brace a legna. I tortellini in brodo di cappone seguono ancora la ricetta del 1926, mentre la Tagliatella della Nunziadêina viene condita con ragù di Prosciutto di Parma. Il camino acceso introduce l’altra parte importante della carta, dedicata alle carni cotte sulle braci. A chiudere, il carrello dei dolci conserva uno dei rituali delle trattorie di una volta.
In pieno centro storico, Osteria Stallo del Pomodoro occupa gli spazi che circa due secoli fa erano le stalle della Contessa di Hannover, mentre nella piazzetta antistante si teneva il mercato del pomodoro da cui deriva il nome del locale. La cucina rimane legata a Modena e ai suoi prodotti, con una carta che cambia spesso secondo la stagione e una particolare attenzione alle produzioni locali e artigianali. Pasta fresca e dolci sono fatti in casa, mentre tra i piatti trovano posto i classici emiliani, come tortellini in brodo e salumi con gnocco fritto, accanto a preparazioni un po’ meno codificate. Importante anche la cantina, che supera le 500 etichette e dedica spazio ai piccoli produttori.
In una piccola via del centro storico, Il Fantino è una trattoria modenese che punta sulla cucina regionale nella sua forma più classica. L’insegna ha una storia quasi centenaria e dal 2007 è tornata alle origini con una gestione che ha scelto di conservare l’impostazione familiare del locale. La pasta fresca fatta in casa occupa una parte importante della proposta, insieme a gnocco fritto, tigelle, salumi e secondi della tradizione. Tra i piatti più rappresentativi ci sono i tortellini in brodo e le costine di maiale brasate al Lambrusco. Anche l’ambiente segue la stessa linea con pochi coperti, arredi rustici e un’atmosfera da trattoria che distingue Il Fantino da molti degli indirizzi più contemporanei del centro di Modena.
Nascosta nel retrobottega della storica Salumeria Giusti, aperta nel 1605, Hosteria Giusti conta appena quattro tavoli e nasce nel 1989 negli spazi dell’antico macello della bottega. La famiglia Morandi porta avanti una cucina modenese legata alle ricette delle rezdore. Oggi ai fornelli ci sono Laura e il nipote Daniele, mentre Matteo e Cecilia seguono la sala e la cantina. La pasta fresca occupa un posto centrale insieme ai salumi e alle carni dalle lunghe cotture. Tra i piatti che spiegano meglio la cucina ci sono i tortellini in brodo di cappone e il cotechino fritto con zabaione al Lambrusco di Sorbara, una vecchia ricetta di famiglia. La carta segue le stagioni e mantiene l’impostazione di una piccola hosteria modenese strettamente legata alla salumeria da cui è nata.
A pochi passi da Piazza Grande, Archer nasce nel 2013 dall’esperienza di Marina Bersani, sommelier che ha costruito il locale mettendo il vino al centro della proposta. Più che un ristorante in senso classico, è un’enoteca con cucina. La selezione privilegia piccoli produttori, vini artigianali e territori meno scontati con numerose referenze disponibili anche al calice. La cucina segue la stessa impostazione essenziale con una carta contenuta che cambia frequentemente e lavora soprattutto su materie prime italiane, salumi, formaggi e piatti stagionali. Tra le preparazioni più note rimane la pasta e fagioli, diventata negli anni uno dei piatti associati al locale. Archer è quindi una scelta diversa rispetto alle trattorie modenesi più tradizionali, soprattutto per chi vuole partire dalla bottiglia e costruirci intorno il pasto.
Di fronte al Mercato Albinelli, Trattoria Aldina occupa dal 1973 il primo piano di un palazzo del centro. Si entra da un portone, si sale una rampa di scale e ci si ritrova in sale dall’aspetto rimaste volutamente semplici. È una delle trattorie storiche della città, aperta soltanto a pranzo dal lunedì al sabato e senza prenotazione. La cucina è quella modenese classica, con un ruolo centrale per la pasta fresca e ricette che sono cambiate poco negli anni. Tortellini in brodo, tagliatelle al ragù e lasagne verdi sintetizzano bene una proposta che comprende anche bolliti, gnocco fritto e dolci della tradizione. Un indirizzo utile soprattutto per chi cerca dove mangiare a Modena secondo i codici della trattoria emiliana anche nel servizio e nell’atmosfera.
All’interno di Casa Maria Luigia, la guest house di Massimo Bottura e Lara Gilmore alle porte di Modena, Al Gatto Verde è il ristorante una stella Michelin guidato dalla chef canadese Jessica Rosval. Il fuoco resta centrale nel suo modo di cucinare tra brace, forno a legna e affumicature, insieme ai prodotti dell’azienda agricola della tenuta e del territorio. Nel 2026 Rosval ha costruito il menu Le Fiabe partendo dalle favole e dal folklore italiani, utilizzati per attraversare regioni, ingredienti e tradizioni differenti. Ne sono esempi Miseria e Nobiltà, tortellino vuoto con ragù di bosco, e Su Isténe e Su Argiolinu, dedicato a una fiaba sarda e preparato con lombo e animella d’agnello e fregola mediterranea. Accanto al degustazione rimane la possibilità di ordinare alla carta, compreso il “carrello” delle carni affumicate, uno dei piatti che mantiene più evidente il lavoro di Rosval sul fuoco.
A Spilamberto, patria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, Antica Trattoria La Busa è una trattoria storica a gestione familiare che conserva un’impostazione fortemente modenese. Uno dei motivi per cui è conosciuta sono proprio i bolliti, preparati con diversi tagli e serviti con le salse di accompagnamento in una parte della carta dedicata alle lunghe cotture e alle ricette della tradizione. Accanto ci sono la pasta fresca tirata a mano e i grandi classici locali. Tra questi, i tortellini in brodo completano bene il quadro di una cucina che rimane fedele al repertorio emiliano. La vicinanza con il mondo dell’Aceto Balsamico Tradizionale non è soltanto geografica, l’oro nero entra in diverse preparazioni ed è uno dei riferimenti della tavola.
In pieno centro, Patrizia è il ristorante dello chef Tommaso Zoboli, che lo ha chiamato come sua madre. Qui la cucina fa parte di un progetto più ampio. Il tema cambia periodicamente e insieme al menu vengono modificati ambientazione, luci, musica e dettagli della tavola. Si mangia principalmente al bancone, davanti alla giovane brigata che prepara e completa i piatti seguendo un unico percorso degustazione disponibile in versione completa o ridotta. La cucina di Zoboli è creativa e poco vincolata geograficamente, parte anche da prodotti e ricette emiliane, ma utilizza riferimenti culturali, artistici e gastronomici molto diversi a seconda del tema scelto. Un'impostazione che rende Patrizia uno degli indirizzi meno convenzionali della ristorazione modenese.
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