Nel cuore di Sorrento, il ristorante stellato del Grand Hotel Excelsior Vittoria porta in tavola la cucina di Antonino Montefusco, costruita tra memoria campana, tecnica e libertà d’interpretazione. Intorno, quasi due ettari di giardini, terrazze sul Golfo, ristoranti, cocktail bar e una boutique spa ricavata in una serra ottocentesca.
Entrare al Grand Hotel Excelsior Vittoria significa lasciare alle spalle Piazza Tasso e attraversare un grande parco mediterraneo prima ancora di incontrare il mare. L’albergo occupa uno degli affacci più scenografici di Sorrento, sulla scogliera sopra Marina Piccola, e conserva dal 1834 una continuità familiare oggi arrivata alla quinta generazione dei Fiorentino. Tre edifici storici, circa due ettari di giardini e il Golfo di Napoli sullo sfondo compongono una struttura che ha attraversato quasi due secoli di ospitalità mantenendo il carattere di grande dimora.
È in questo contesto che trova spazio Terrazza Bosquet, il ristorante gastronomico dell’hotel, una Stella Michelin e una delle espressioni più compiute della cucina di Antonino Montefusco. La terrazza guarda direttamente verso il Golfo e il Vesuvio, ma il paesaggio non è solo cornice: la cucina parte dalla Campania, dalle sue ricette e dai suoi prodotti, per rileggerli attraverso tecnica, sottrazione e memoria.
Montefusco lavora infatti su un repertorio profondamente riconoscibile, evitando però la semplice citazione nostalgica. Il menu 2026 lo chiarisce bene già nei nomi: Omaggio contemporaneo allo spaghetto alla Nerano, gli gnocchi alla sorrentina, il tubettone con scarola ‘mbuttunata, alici e pecorino, oppure Braciola – oltre la forma, dove il manzo incontra acqua di pomodoro, uvetta, pinoli e prezzemolo. Ricette note vengono mantenute come riferimento culturale, ma cambiano struttura e linguaggio.
La stessa logica attraversa gli antipasti. Da mia madre a me parte dalla parmigiana di melanzane; la triglia viene letta “in tortiera” con cipolla rossa marinata e fagiolini; Uova terra e mare unisce tuorlo fritto liquido, meringa gelata all’olio, bottarga di muggine e peperoni. Ci sono poi passaggi più apertamente concettuali, come Corpo d’aria, omaggio a Piero Manzoni costruito intorno a pomodoro, mozzarella e basilico.
Il mare resta centrale nei secondi, dall’astice bretone “in carrozza” al coccio all’acqua pazza fino all’orata al cartoccio. Sul versante della carne compaiono invece il lombo d’agnello con cannolo di peperoni ripieno alla napoletana e la coppa di maiale nero con tarte tatin di nocepesca e cicoli. Anche la pasticceria continua a lavorare sulla memoria: dalla Diplomatica napoletana al Caffè sospeso, declinato in tre consistenze, fino a Fantastique ai limoni di Sorrento.
Si può scegliere la carta oppure affidarsi ai percorsi Visione, libertà e tradizione, disponibili in otto o dodici portate; è prevista anche una degustazione vegetariana di cinque portate. A completare il lavoro della cucina ci sono il maître d’hôtel Alfonso Somma e l’head sommelier Natale Sicignano, responsabile di una proposta vinicola che amplia lo sguardo oltre il solo territorio campano.