I mondeghili nascono come piatto di recupero: per questo è importante usare carne già cotta, come il lesso di biancostato avanzato dal bollito. La combinazione con la mortadella rende le polpette più morbide e saporite, mentre il pane nel latte dona una consistenza soffice all’interno.
La forma tradizionale è quella di piccole polpette schiacciate, meno sferiche delle polpette comuni: in questo modo cuociono in modo uniforme e formano una crosticina regolare. Il pangrattato non va esagerato all’interno dell’impasto, meglio usarlo soprattutto per la panatura esterna.
Per un risultato più leggero si possono cuocere i mondeghili anche in forno, su teglia leggermente unta, ma la versione classica li vuole fritti nel burro, come spesso accade nelle trattorie di tendenza a Milano che reinterpretano la tradizione senza snaturarla.
Origini e curiosità dei mondeghili
I mondeghili sono una specialità tipica di Milano e della Lombardia, nati come piatto povero per recuperare carne lessa, pane secco e avanzi di salumi. Il nome deriva probabilmente dallo spagnolo “albóndiga”, a testimonianza delle influenze linguistiche e gastronomiche che hanno attraversato la città.
Nel panorama dei piatti tipici lombardi, i mondeghili rappresentano la versione “di casa” della polpetta di carne: ricchi ma semplici, profondamente legati alla cucina familiare e alle osterie. Oggi compaiono spesso nei menu che raccontano la tradizione milanese accanto a risotti, ossobuco e altri secondi di carne.
La ricetta può variare leggermente da famiglia a famiglia: c’è chi aggiunge prezzemolo tritato, chi un tocco di noce moscata, chi modifica le proporzioni tra lesso e salumi. Il filo conduttore resta l’idea di non sprecare nulla, trasformando gli avanzi in un piatto nuovo e goloso.
Come servire e accompagnare le polpette milanesi
I mondeghili si servono di solito come secondo piatto o come ricco antipasto, appena fritti, quando sono ancora caldi e con la crosticina croccante. Si accompagnano bene a verdure di stagione: insalate amare, cicorie, radicchio, oppure contorni più morbidi come purè di patate o verdure in umido.
In chiave più contemporanea possono essere proposti in formato mignon come finger food, magari serviti con piccole salse leggere o maionesi aromatizzate. Anche in questo caso, però, la protagonista resta la polpetta milanese nella sua essenza: carne tenera, pane, uova e formaggio in equilibrio.