All’Hotel Lorelei Londres di Sorrento, Ciro Sicignano firma una cucina che parte dalla tradizione campana per lavorare su tecnica, materia prima e stagionalità. Intorno, terrazze sul mare, un Beach Club con accesso diretto all’acqua e una delle storie alberghiere più particolari della città.
La vista, qui, è parte integrante dell’esperienza. Il Ristorante Lorelei si affaccia sul Golfo di Napoli e sul Vesuvio da una terrazza panoramica sospesa sul mare, all’interno dell’Hotel Lorelei Londres. La sala è luminosa, giocata su materiali e tonalità che richiamano il paesaggio mediterraneo, mentre all’esterno il mare diventa il fondale naturale della cena. Il ristorante è aperto la sera, dalle 19 alle 22.
In cucina, come detto, c’è Ciro Sicignano, classe 1989, campano, che ha costruito la propria proposta attorno a un principio dichiarato: l’innovazione passa innanzitutto dal rispetto della tradizione e dalla conoscenza dei luoghi, delle persone e dei prodotti. Il suo lavoro ha portato il Lorelei alla Stella Michelin e resta fortemente legato alla Campania, pur senza trasformare il territorio in un confine rigido. Si parla infatti di “km vero”, cioè di una ricerca della materia prima fondata sulla qualità più che sulla prossimità fine a se stessa.
Il menu 2026 chiarisce bene questa impostazione. Accanto alla carta ci sono tre percorsi: Sorrento Oggi, degustazione di cinque portate; L’Orto, proposta vegetariana o vegana sempre di cinque portate; e Lorelei, otto portate costruite sul mercato del giorno e sulla creatività dello chef.
La cucina lavora molto sul mare, ma evita una lettura prevedibile. Tra gli antipasti compaiono il crudo di gamberi rossi arrostiti con lardo di seppia, salsa mediterranea, fagiolini e finger lime, lo scampo alla pizzaiola in croccante di lievito madre con friggitello e cremoso di bufala, oppure le melanzane Perlina con ricotta affumicata, aglio nero e basilico greco. E ancora: la tartare di Pezzata Rossa con zucchine alla scapece e Provolone del Monaco al limoncello.
Nei primi il repertorio campano viene scomposto e ricostruito: spaghetto di Gragnano alle vongole veraci, calamaretto spillo agli agrumi e coulis di caponata, eliche di Gragnano con ragù di cernia bianca, zucchine gialle e limone, raviolini di scampi e fior di latte con caviale e tartufo nero. C’è anche un cappelleto di pasta bianca con genovese di gallina faraona, sedano rapa e Vin Santo, a dimostrazione di una cucina che non resta confinata al solo registro marino.
Tra i secondi ritornano invece il pescato del giorno in acqua pazza, la sogliola con zucchine, fiori e talli e la ricciola lardellata in croccante di nocciola e ciliegie; sul versante carne compaiono agnello con sfoglia di patate e pomodoro arrosto e il cube roll di scottona o filetto di vitella in crosta di midollo.
Anche il dessert continua a lavorare sulla Campania senza limitarsi ai classici. La crema ai limoni di Sorrento arriva con cake alle noci, polvere d’olio extravergine e gelée alle erbe spontanee, mentre il tortino all’espresso napoletano incontra cioccolato bianco, albicocca Pellecchiella del Vesuvio e basilico.