Dopo aver celebrato il traguardo dei vent’anni nel 2025, Identità Golose è tornata a Milano per la sua ventunesima edizione con un tema che ha attraversato incontri, masterclass e dibattiti: Identità Future: la libertà di pensare. Un invito a riflettere su come la gastronomia possa continuare a evolversi in un momento segnato da trasformazioni culturali, sociali ed economiche, senza perdere la capacità di immaginare nuove strade. Nei tre giorni del congresso, l’Allianz MiCo si è trasformato ancora una volta in un grande laboratorio di idee, con oltre 190 relatori e decine di appuntamenti dedicati alla cucina, alla pizza, alla pasticceria, all’ospitalità, al vino e alla mixology.
Il racconto del territorio diventa poetica, esigenza, ma anche tendenza che testimonia la direzione verso cui sta andando il mondo del food: sempre più local, fedele a se stesso e libero. Tra grandi nomi della scena internazionale, nuove generazioni di professionisti, approfondimenti sul territorio e format emergenti, ecco alcune delle cose che abbiamo visto a Identità Golose 2026 e i trend che abbiamo intercettato.
Identità Golose: 7 tendenze del 2026
1. Una tavola che diventa conversazione
Tra gli spazi più frequentati della manifestazione c’è stato The Sanpellegrino Table, che quest’anno ha preso forma attorno al progetto "Accendi la conversazione". L’idea è quella di restituire alla tavola il suo ruolo di luogo di incontro e dialogo attraverso domande capaci di trasformare un pranzo o una cena in un’occasione di confronto autentico.
Allo stand si sono alternati chef stellati e maestri pizzaioli provenienti da tutta Italia e chiamati a dialogare non solo attraverso i piatti ma anche attraverso visioni diverse della gastronomia contemporanea. Da Pier Antonio Rocchetti e Cristiano Taurisano a Davide Di Fabio e Massimo Giovannini, passando per Pino Cuttaia e i fratelli Saulle, fino agli incontri che hanno coinvolto Eugenio Boer, Corrado Scaglione, Ivan Maniago e Gennaro Battiloro, il format ha costruito un racconto che metteva sullo stesso piano alta cucina, pizza, mixology e convivialità.
Accanto alle guest experience, il programma ha ospitato anche Identità di Lievitati, confermando quanto il mondo degli impasti sia oggi uno degli osservatori più interessanti per comprendere l’evoluzione della gastronomia italiana.
2. La frollatura delle spine: Moreno Cedroni
Per Identità di Territorio, Moreno Cedroni de La Madonnina del Pescatore, ha presentato l’evoluzione del suo progetto iniziato lo scorso anno, percorso che ha visto Tunnel (il suo hub di ricerca e sperimentazione) lavorare sulle spine dei pesci. Il focus di Cedroni è sempre stato quello della materia prima ittica, sin dai tempi del suo susci e sushi, ma la sua creatività lo spinge sempre oltre. Non si parla di uso delle spine per sostenibilità, lo chef racconta che sin da bambino non si sprecava nulla nella cucina di casa sua, ma per visione e invenzione. Il risultato? Se l’inizio della sperimentazione sulle spine aveva portato a delle salse nel 2025, oggi le lische si spingono oltre e diventano polveri dai sentori straordinari. Una lisca di ricciola frollata e poi frullata, conferisce al palato sapori agrumati ed ecco che l’estro di Cedroni la inserisce in un dolce.
3. Il racconto del territorio ligure: Mattia Pecis
Restando sul filone del focus territoriale, Mattia Pecis, chef neostellato di Cracco Portofino, ha raccontato la Liguria attraverso due piatti. Lo studio di Pecis sul territorio ligure è un lavoro intenso e creativo che porta il gusto a riscoprire questa terra dal clima (ancora) privilegiato. Il tonno frollato con riduzione di agrumi è un inno alla pesca di prossimità e alla valorizzazione del pesce. Il risotto agli agrumi è invece un tripudio di freschezza e intensità dovuto dai limoni sotto sale e dalle fermentazioni di chinotto e pompelmo dell’orto vicino al ristorante. Pecis si conferma uno dei giovani talenti di questi anni in grado di tradurre la propria passione in tecnica e in gusti complessi e mai complicati, lo dimostra la sua affermazione “io non voglio frollare il pesce per 20 giorni per estremizzare una tecnica, voglio frollare il pesce per il tempo necessario a renderlo eccellente al palato”.