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Identità Golose 2026

Foto Brambilla-Serrani

Identità Golose 2026: 7 cose viste al congresso e le tendenze che abbiamo intercettato

Da
Fine Dining Lovers
Redazione

4. Il gusto della montagna: Paolo Griffa

“La mia passione sono le conifere in montagna”, ha raccontato Paolo Griffa, chef alla guida del ristorante che porta il suo nome al Caffè Nazionale, una stella Michelin ad Aosta. E la lezione che ha portato a Identità Golose 2026 ci consente di scoprire le vette da un altro punto di vista: dal larice, con le sue cortecce profumate, all’abete rosso, con il suo retrogusto acidulo, dal ginepro, con le sue note speziate, al pino mugo, con le sue sfumature balsamiche. Una palette aromatica che lo chef stellato ha declinato in texture e usi diversi: dalla crema al gel, dal marshmallow alle preparazioni che vengono profumate ad hoc come la salsa bernese. Un inno alla montagna e ai prodotti spontanei che Griffa raccoglie durante le sessioni di foraging in quota, trasformando sentori e ingredienti in ricette e opere d’arte commestibili che riflettono il territorio alpino. 

5. Mancanza di personale: Ciccio Vitiello 

Più che su una tendenza, Ciccio Vitiello, il pizzaiolo alla regia di Cambia-Menti a Caserta, 3 Spicchi del Gambero Rosso, ha acceso i riflettori su un tema di grande attualità: la Mancanza di personale. Così Vitiello ha chiamato la sua pizzetta in pala tonda con pomodoro pelato giallo leggermente cotto senza sale, maionese alle alici, colatura e alici marinate, salsa verde, timo, rosmarino, origano e sale di Maldon. “Va parte del nuovo percorso degustazione  Ciccio pizza tour: ai clienti viene servito un dispositivo che vibra quando la pizza è pronta, in modo che possano andare al banco a ritirarla personalmente, scegliendo se consumarla lì oppure tornare al tavolo”, ha spiegato. “Si tratta di una pizza-denuncia che nasce da una riflessione concreta su una delle criticità più evidenti del mondo della ristorazione contemporanea”, ha aggiunto. “Una mancanza, quella dello staff, che oggi non riguarda solo la sala, ma il futuro dell’intero settore. Il piatto diventa così un gesto, oltre che un assaggio: un invito a riflettere sulla perdita di attrattività del mestiere e sulla necessità di restituire valore, dignità e prospettiva al lavoro nella ristorazione”, ha concluso Vitiello. “Due anni fa ho dovuto affrontare questo problema, che ho risolto dando al mio team una prospettiva lavorativa diversa, un approccio meno rigido e più amichevole con giovani diciottenni, lontano da ciò che accadeva in passato”, ha concluso. 

6. La pizza incontra la pasticceria: Maiorano e Prete 

Fino a dieci anni fa, nessuno avrebbe mai immaginato che la pizza potesse incontrare in maniera così importante il mondo della pasticceria. Invece, oggi è una delle tendenze più evidenti dell’offerta gastronomica. Sì, perché se Massimiliano Prete di SestoGusto a Torino e Antonio Pappalardo della Cascina dei Sapori a Rezzato (3 spicchi del Gambero Rosso) hanno portato sul palco di identità Golose 2026 una black pizza preparata con una farina a base di cacao, Manuel Maiorano de La Fenice Pizzeria Contemporanea di Pistoia ha preparato e servito un croissant farcito con ricciola marinata con scarola riccia, colatura di alici, crumble di olive taggiasche, sali bilanciati e pepe rosa, mayo alla colatura di alici.. La viennoiserie è sempre più presente nei menu e nei percorsi degustazione d’autore: pain suisse e sfogliati impeccabili vengono farciti con ingredienti salati, spesso serviti come golosa e originale entrata a inizio pasto. la contaminazione avviene anche tra cucina e culture gastronomiche diverse: sua l’invenzione dell’Uramaki Fusion Pizza, un panificato cotto al vapore e croccantizzato che conserva perfettamente la sua consistenza, farcito con materie prime del territorio, a partire dalla tartare carne. 

7. Il ritorno dei legumi: Roberto Davanzo

Roberto Davanzo, alla regia di BOB Alchimia a Spicchi a Montepaone, indirizzo in Calabria (3 Spicchi del Gambero Rosso) che in dieci anni è diventato un cult, il futuro è segnato dalla “Quinta Stagione”: quella dei legumi. Salutari, ricchi di proteine vegetali, vitamine e sali minerali, sono prodotti legati alla cultura contadina italiana. “Esiste un tempo nuovo del cibo. Un tempo che non appartiene né alla nostalgia né alla modernità estrema. Un tempo in cui ingredienti dimenticati come i legumi, possono tornare centrali non come moda, ma come gesto di consapevolezza”, ha detto. “Una riflessione che nasce anche da una conversazione con il dottor Raffaele Leuzzi, che mi ricordava quanto la prevenzione passi, prima ancora che dagli ospedali, dalle abitudini quotidiane e quindi dall’alimentazione: è un tema verso cui sentiamo da tempo una forte vicinanza anche attraverso il BOB Fest (in programma dal 26 al 28 giugno 2026, ndr), che sostiene la ricerca oncologica insieme ad AIRC. La lezione di Davanzo è terminata con l’assaggio di una meravigliosa pizza con un impasto a base di lenticchie, grano saraceno e miso di ceci, topping di hummus di cicerchia e fondo vegetale, yogurt di kefir, misticanza selvatica, sferificazione di fagiolo Poverello alla pignata, lenticchie soffiate e gel di bergamotto. Che si aprano le danze della stagione dei legumi! 

(Testi a cura di Mariarosaria Bruno e Claudia Concas)

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