I ristoranti da provare nel 2026: nuovi format e indirizzi da segnare
È l’anno di Cortina d’Ampezzo. Meta dal fascino senza tempo, non è solo il palcoscenico privilegiato degli sport invernali, ma anche una destinazione dove l’alta cucina incontra la natura più spettacolare. Oggi, la Regina delle Dolomiti è al centro dell’attenzione internazionale per via delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 e questa è l’occasione per spostare il focus anche su ciò che accade a tavola, lontano dalle piste. La meta del cuore? Tivoli, una stella Michelin, ristorante che sorge lungo la strada che conduce al Passo Falzarego, ai piedi delle Tofane. In cucina, lo chef Graziano Prest esprime una visione personale e raffinata, pensa anche a una proposta interamente vegetale e valorizza, in altri percorsi, le materie prime di montagna (senza rinunciare a
incursioni marine: il pesce arriva quotidianamente dai mercati di Venezia e Chioggia). La terrazza panoramica apre lo sguardo su Cortina, una vista che si può godere anche dall’interno, soprattutto scegliendo un tavolo accanto alle finestre. Vale decisamente il viaggio, anche se non si è appassionati di sport.
Street food trend 2026: cosa mangeremo per strada
Il katsusando è il sandwich giapponese che, dietro un’apparente semplicità, racchiude tutti gli elementi del comfort food perfetto: una cotoletta croccante, pane al latte soffice, cavolo cappuccio e una particolare salsa agrodolce. Cibo riconoscibile ma con un’identità forte, facile da mangiare ma non banale, instagrammabile, si presta a reinterpretazioni e si adatta perfettamente ai format urbani, dai food truck ai bistrot. Inoltre, intercetta l’interesse verso la cucina giapponese contemporanea sempre più mainstream, mantenendo però un’anima comfort e per tutti. E poi c’è Milano, dove tutto è possibile, dove tutto si testa in tempo reale. Qui, il katsusando sta già spopolando. Chi può dirlo, magari, a breve “Ci vediamo in Katsusanderia” sarà the new “Sushino?”. Grazie a Dio.
L’ingrediente trend del 2026 che vedremo ovunque
Largo al caffè, ma fermentato. Si è già parlato tanto (forse troppo?) di fermentazione in ambito gastronomico, ma c’è da dire che questa ha conquistato anche il mondo del caffè, diventando una leva fondamentale per esaltarne il profilo aromatico. Un processo naturale che libera note più dolci, eleganti ed esotiche, proprio come accade nel vino. Il caffè fermentato, quello in commercio e quello in caffetteria, offre un’esperienza di degustazione più raffinata, ma anche attenzione alla sostenibilità e alla valorizzazione della materia prima: la fermentazione si afferma così come uno dei linguaggi chiave del caffè contemporaneo.
Tendenze food 2026: il cambiamento da tenere d’occhio
Non semplicemente e ancora caffè, ma specialty coffee. Un livello eccellente, un profilo aromatico articolato, la materia prima selezionata. Risponde alla domanda di esperienze autentiche e di alta qualità che stiamo continuamente cercando. Anche al ristorante. Si comincia a parlare di carta del caffè, si vuole conoscere l’origine, si apprezza il fatto che il caffè specialty diventi parte integrante del percorso gastronomico grazie a monorigini selezionate, metodi di estrazione dedicati (non solo espresso, ma anche chemex o moka al ristorante) e pairing con piatti dolci e salati. Non solo. Si segnala il ruolo crescente della coffee mixology, che porta il caffè nel mondo dei cocktail e degli after dinner, ampliandone l’uso creativo, sober o meno che sia. Cheers!