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Food Trends Italia 2026

Food trends 2026: cosa mangeremo davvero in Italia secondo la redazione

Da
Fine Dining Lovers
Redazione

I food trend 2026 non parlano solo di cosa mangeremo, ma di come cambierà il nostro rapporto con il cibo.

Dai ristoranti da provare allo street food destinato a spopolare, passando per ingredienti protagonisti e nuove tendenze, i prossimi mesi si preannunciano come un momento di svolta per chi ama mangiare con curiosità e consapevolezza.

Tra nuovi format di ristorazione, street food in evoluzione, ingredienti sempre più riconoscibili e tendenze emergenti, i food trend 2026 delineano un panorama in rapido cambiamento. E, come ogni anno, raccontano come cambiano le nostre abitudini, il modo di stare a tavola e di vivere il cibo.

Per capire davvero dove stiamo andando, la redazione di Fine Dining Lovers ha deciso di raccontare le sue previsioni: quattro categorie, tre punti di vista, un’unica domanda di fondo — cosa mangeremo nel 2026?

Divertiti a scoprire i loro suggerimenti e... non dire che non te l'avevamo detto!

Lobster roll

Il punto di vista di Mariarosaria Bruno

I ristoranti da provare nel 2026: nuovi format e indirizzi da segnare

Il 2026 è l'anno dell'alta montagna, non solo per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, ma soprattutto perché è proprio in quota che la gastronomia sta assumendo sfumature molto interessanti. Quello delle vette è un ecosistema che si sta riscoprendo sempre più, con alcune delle proposte più significative del mondo culinario e dell’ospitalità - con nuovi investimenti, come quelli del Gruppo Egnazia, tra Veneto e Alto Adige. Pioniere delle sommità con il suo progetto Cook the Mountain è lo chef Norbert Niederkofler, tra i primi a proporre alta cucina di montagna con ingredienti locali: oltre al tre stelle Michelin Atelier Moessmer a Brunico, da poco firma la cucina dello storico Hotel Ansitz Heufler. Imperdibile, poi, una tappa all’AlpiNN, il ristorante che vede protagonisti i suoi piatti a 2.275 metri di altitudine, sulla cima del Plan de Corones (Kronplatz). Accomodarsi qui e ammirare la natura altoatesina dalle vetrate panoramiche, con le Dolomiti da un lato e le Alpi dall’altro, è un’esperienza che non ha eguali.

Street food trend 2026: cosa mangeremo per strada

Non so se vedremo la coda fuori dai locali, ma sicuramente mangeremo la grande coda d'astice all'interno dei lobster rolls, i mitici panini (tipici del Maine) ripieni di crostacei. A Milano, la città italiana dove le tendenze arrivano, nascono e muoiono, ci sono già alcuni indirizzi a tema, da George Lobster a Mason's Lobster Rolls, ma non mancano le proposte d'autore come quella di DaV by Da Vittorio Louis Vuitton. Vero, alla luce del costo della materia prima, non è proprio uno street food "popolare", ma senza dubbio riesce a coniugare la qualità con un prodotto comfort e easy-to-eat, secondo le ultime tendenze. Bello per i social, buono per il palato.

L’ingrediente trend del 2026 che vedremo ovunque

Siamo alla frutta. Sì, il mondo vegetale sarà sempre più al centro delle proposte: dopo aver esplorato a 360 gradi le verdure e i legumi, proteine e fibre vegetali, ecco che arriva il momento della frutta secca (gli amatissimi semi oleosi dalle mille proprietà benefiche) e della frutta fresca (compresa quella “esotica nostrana” come l’avocado, che oggi si coltiva in Sicilia con ottimi risultati, anche per l’ambiente): ingredienti vegetali sempre più presenti nella dieta di tutti i giorni e nei piatti degli chef, che hanno il merito di regalarci grassi buoni e zuccheri naturali, versatili per preparazioni dolci e salate.

Tendenze food 2026: il cambiamento da tenere d’occhio

Il pasto fuori orario. Breakfast is the new dinner, lo abbiamo capito da un po'. In vent'anni di giornalismo gastronomico non ho mai visto una tale - maniacale - attenzione verso il mondo della viennoiserie e della colazione (dolce, ma anche salata). Il trend, sulla scia del caro-vita e della ricerca di esperienze democratiche al top, del cosiddetto "lusso accessibile", sarà provare cucine d'autore, proposte fine dining o semplicemente bistrot giovani, di nuova generazione, fuori dal classico orario di cena: colazione, brunch, merenda, aperitivo, ma anche pranzo. Si sfrutteranno sempre più i diversi momenti della giornata per concedersi un’esperienza unica.

Mangiare al bancone di un ristorante

Il punto di vista di Claudia Concas

I ristoranti da provare nel 2026: nuovi format e indirizzi da segnare

Se il 2025 è stato l’ennesimo anno – speriamo l’ultimo –  dalla formula Vinelli-e-Piattini, dove i vinelli sono soprattutto vini naturali e i piattini sono perlopiù porzioni da condivisione in supporti di acciaio inox con plating all’Ottolenghi, il 2026 sarà l’anno delle trattorie classiche con respiro contemporaneo. Si parla principalmente di Milano che, volente o nolente, è la città da cui partono i trend di questo nostro Bel Paese fresco fresco di riconoscimento UNESCO per la sua cucina. Le trattorie e il cibo di conforto, hanno già fatto capolino dalla seconda metà dello scorso anno e nel 2026 spunteranno come funghi. Ricette classiche certo, ma alleggerite per adattarsi ai giorni nostri, con ingredienti sempre più del territorio a cui appartengono. Un’attenzione particolare sarà riservata alle filiere, che saranno sempre più tracciabili anche nei menu (per un esempio si veda alla voce Ratanà, ristorante milanese di Cesare Battisti che mette in carta il nome dei suoi fornitori già da parecchio tempo). Anche i ristoranti fine dining, che già da qualche tempo propongono degustazioni più immediate, saranno sempre meno concettuali e punteranno a sapori e texture più riconoscibili. Entrambe queste tipologie di ristorazione avranno in comune le mini porzioni, vale a dire dosi moderate per le trattorie e percorsi degustazione più brevi per i fine dining. Per questi ultimi pare che ci sia in atto una ribellione del cliente che ha sempre più voglia di scegliere à la carte e fatica a non considerare come rapimento quei percorsi lunghi ore. Staremo a vedere.  

Street food trend 2026: cosa mangeremo per strada

L’anno appena cominciato, ce lo ha detto anche l’ultima edizione del Sigep appena conclusa, è quello del comfort food senza. Gelato sì, ma senza lattosio. Pizza sì, ma senza glutine. Il cibo da passeggio, che muove numeri altissimi, si fa sempre più inclusivo e vedremo un’attenzione maggiore verso allergie e intolleranze. Questo trend è in costante crescita e le proposte in vetrina saranno totalmente adattate al consumatore intollerante senza nessuna modifica al piacere del sapore.  

L’ingrediente trend del 2026 che vedremo ovunque

Se ne parla già da qualche tempo, ma questo è un anno di svolta per il vino dealcolato. Sempre più aziende si stanno muovendo per arrivare a un prodotto di altissima qualità e il 2026 potrebbe essere l’anno giusto per vedere scendere nel bicchiere vini dealcolati degni di essere chiamati vini. Insieme al vino dealcolato, complice anche la GenZ (che cresce e inizia ad avere una posizione nel mercato), ci sarà sempre più cura nelle liste mocktail. Le insegne più premiate hanno ormai drink list senza o low alcol di ottimo livello, che nulla hanno da invidiare ai cocktail alcolici d’autore, e questa abitudine arriverà a toccare l’intero universo bar. Attenzione, il mondo del bere analcolico non è di certo nuovo, ma la sua qualità in termini di ingredienti e sapori, sarà in netta ascesa nel 2026. 

Tendenze food 2026: il cambiamento da tenere d’occhio

Mangiare al bancone è il denominatore comune di questo 2026 al ristorante: pasti più veloci e meno impegnativi, spesso fatti anche in orari che si allontanano dall’ormai un po’ snobbata cena serale. A questo trend si aggiunge la verticalizzazione della proposta di alcuni ristoranti: basta con menu chilometrici di proposte così così ma, come succede all’estero, una singola ricetta fatta a regola d’arte.  

Chicchi di caffè

Il punto di vista di Andrea Dispenza

I ristoranti da provare nel 2026: nuovi format e indirizzi da segnare

È l’anno di Cortina d’Ampezzo. Meta dal fascino senza tempo, non è solo il palcoscenico privilegiato degli sport invernali, ma anche una destinazione dove l’alta cucina incontra la natura più spettacolare. Oggi, la Regina delle Dolomiti è al centro dell’attenzione internazionale per via delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 e questa è l’occasione per spostare il focus anche su ciò che accade a tavola, lontano dalle piste. La meta del cuore? Tivoli, una stella Michelin, ristorante che sorge lungo la strada che conduce al Passo Falzarego, ai piedi delle Tofane. In cucina, lo chef Graziano Prest esprime una visione personale e raffinata, pensa anche a una proposta interamente vegetale e valorizza, in altri percorsi, le materie prime di montagna (senza rinunciare a
incursioni marine: il pesce arriva quotidianamente dai mercati di Venezia e Chioggia). La terrazza panoramica apre lo sguardo su Cortina, una vista che si può godere anche dall’interno, soprattutto scegliendo un tavolo accanto alle finestre. Vale decisamente il viaggio, anche se non si è appassionati di sport.

Street food trend 2026: cosa mangeremo per strada

Il katsusando è il sandwich giapponese che, dietro un’apparente semplicità, racchiude tutti gli elementi del comfort food perfetto: una cotoletta croccante, pane al latte soffice, cavolo cappuccio e una particolare salsa agrodolce. Cibo riconoscibile ma con un’identità forte, facile da mangiare ma non banale, instagrammabile, si presta a reinterpretazioni e si adatta perfettamente ai format urbani, dai food truck ai bistrot. Inoltre, intercetta l’interesse verso la cucina giapponese contemporanea sempre più mainstream, mantenendo però un’anima comfort e per tutti. E poi c’è Milano, dove tutto è possibile, dove tutto si testa in tempo reale. Qui, il katsusando sta già spopolando. Chi può dirlo, magari, a breve “Ci vediamo in Katsusanderia” sarà the new “Sushino?”. Grazie a Dio.  

L’ingrediente trend del 2026 che vedremo ovunque

Largo al caffè, ma fermentato. Si è già parlato tanto (forse troppo?) di fermentazione in ambito gastronomico, ma c’è da dire che questa ha conquistato anche il mondo del caffè, diventando una leva fondamentale per esaltarne il profilo aromatico. Un processo naturale che libera note più dolci, eleganti ed esotiche, proprio come accade nel vino. Il caffè fermentato, quello in commercio e quello in caffetteria, offre un’esperienza di degustazione più raffinata, ma anche attenzione alla sostenibilità e alla valorizzazione della materia prima: la fermentazione si afferma così come uno dei linguaggi chiave del caffè contemporaneo.

Tendenze food 2026: il cambiamento da tenere d’occhio

Non semplicemente e ancora caffè, ma specialty coffee. Un livello eccellente, un profilo aromatico articolato, la materia prima selezionata. Risponde alla domanda di esperienze autentiche e di alta qualità che stiamo continuamente cercando. Anche al ristorante. Si comincia a parlare di carta del caffè, si vuole conoscere l’origine, si apprezza il fatto che il caffè specialty diventi parte integrante del percorso gastronomico grazie a monorigini selezionate, metodi di estrazione dedicati (non solo espresso, ma anche chemex o moka al ristorante) e pairing con piatti dolci e salati. Non solo. Si segnala il ruolo crescente della coffee mixology, che porta il caffè nel mondo dei cocktail e degli after dinner, ampliandone l’uso creativo, sober o meno che sia. Cheers!

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