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Tutti i capricci della Capricciosa: i segreti di Giuseppe Pignalosa, maestro de Le Parùle

Per anni è stata considerata una pizza fuori moda, oggi è tornata protagonista. Giuseppe Pignalosa, maestro pizzaiolo de Le Parùle, racconta tutti i segreti della sua Capricciosa: dalla scelta degli ingredienti all’equilibrio del topping, passando per i ricordi di famiglia e quel legame con la tradizione che attraversa le generazioni
6 min di lettura
Giuseppe Pignalosa Pizzeria Le Parule

Il segreto? Recuperare la tradizione

La Capricciosa del passato, ricorda Pignalosa, poteva essere considerata quasi una pizza “svuotafrigo”: tanti ingredienti messi insieme, senza necessariamente quella ricerca sulla materia prima che caratterizza oggi il lavoro di molti pizzaioli. Ed è proprio da qui che Pignalosa è ripartito. “Ho riportato la Capricciosa sulle tavole dei miei tifosi, perché noi non abbiamo clienti, abbiamo veri e propri tifosi che ci seguono ovunque, ma non più come uno svuotafrigo. Sono andato alla ricerca dei migliori prodotti”. La contemporaneità della sua Capricciosa, quindi, non sta nello stravolgerla, ma nel migliorare ciò che già la definisce. Da una parte l’impasto tradizionale, steso a ruota di carro; dall’altra una ricerca precisa sugli ingredienti. “Il connubio perfetto oggi della mia Capricciosa è proprio questo: mettere insieme tradizione e innovazione. Non un’innovazione estrema: l’innovazione sono i prodotti di alta qualità abbinati a un impasto tradizionale”.

Dietro questo ritorno alle origini c’è anche una storia di famiglia. Pignalosa è la terza generazione di pizzaioli e a spingerlo a recuperare la Capricciosa è stato anche suo padre, “che ancora oggi, ottantenne, il sabato torna in pizzeria a dare una mano”. Era lui a ripetergli che certe pizze della tradizione si stavano perdendo. Giuseppe ha raccolto la sfida a modo suo: stessa identità, materie prime più ricercate. Dopo prove, confronti e qualche inevitabile discussione tra padre e figlio, è arrivato anche il verdetto più importante: l’approvazione di papà. 

Ancora: “Al posto del classico champignon scegliamo un fungo porcino, più aromatico e persistente. Per il carciofo si punta invece sul carciofino di Pertosa, prodotto del territorio che con la sua dolcezza aiuta a bilanciare gli ingredienti più sapidi”. A completare il topping ci sono le olive caiazzane e un olio extravergine d’oliva del Cilento, mentre il basilico fresco arriva all’uscita dal forno, aggiungendo profumo, freschezza e colore. 

Non bisogna esagerare con questi prodotti. Devi sentire il fiordilatte, devi sentire il pomodoro, il prosciutto e tutti gli altri ingredienti. Nessuno deve dare fastidio all’altro, gli ingredienti sono tanti, ma ognuno deve avere un ruolo e uno spazio preciso”. Ecco perché anche le quantità sono studiate: “Circa 70 grammi di pomodoro, 40 grammi di prosciutto cotto, circa 30 grammi di Salame Napoli e 30-40 grammi di porcini trifolati. Poi due carciofini di Pertosa, tagliati e distribuiti sulla superficie, e quattro o cinque olive”. Si completa con un giro d’olio prima dell’ingresso nel forno e con il basilico fresco all’uscita. 

La ricetta
La pizza Capricciosa di Pignalosa

Dall’impasto agli ingredienti, scopri tutti i passaggi per preparare la Capricciosa secondo Giuseppe Pignalosa.

Come capire a colpo d’occhio se una Capricciosa è fatta bene?

Prima ancora di assaggiarla, una Capricciosa ben fatta si può riconoscere con gli occhi. “Bisogna osservare soprattutto tre elementi: il disco di pasta, la cottura e la distribuzione del topping. La distribuzione degli elementi deve essere fatta a regola d’arte e la cottura deve essere omogenea. Non ci vuole niente a mettere cento grammi di prosciutto o ottanta grammi di fiordilatte: invece è tutto calcolato”. Il disco deve avere una cottura uniforme e la giusta maculatura, mentre gli ingredienti non devono accumularsi tutti nello stesso punto. In una pizza così ricca è ancora più importante: “Ogni spicchio deve restituire l’identità della Capricciosa nel suo insieme, è l’equilibrio a fare la differenza”.

Dove andare
Le Parùle

Affacciato sulla Marina d'Arechi, Le Parùle è la pizzeria del maestro Pignalosa, custode di una tradizione di famiglia lunga tre generazioni.

Perché la Capricciosa continua a piacere così tanto?

La pizza è popolare e deve restare del popolo. Che sia fatta con ingredienti di alta qualità, certo, ma deve essere del popolo, partendo dalla Margherita fino a qualsiasi altra pizza. E la Capricciosa ne è forse uno degli esempi migliori: generosa, colorata, immediatamente riconoscibile e soprattutto fatta per essere condivisa. Quando i clienti hanno assaggiato la Capricciosa, la reazione è stata “wow”. C’erano tavoli che, dopo aver mangiato le pizze che avevano scelto, ne ordinavano una da mettere al centro per assaggiarla tutti”.

Ed è proprio qui che per Pignalosa emerge uno degli aspetti più belli della pizza: la condivisione. Metterla al centro della tavola, dividerla e assaggiarla insieme significa anche far riaffiorare qualcosa di familiare. “Al di là del prodotto di alta qualità, il ricordo si ottiene con l’identità. Se vieni a mangiare la mia pizza, devi andare via con un ricordo”.

La pizza è popolare e la Capricciosa ne è uno degli esempi migliori

E la Capricciosa del futuro?

Spoiler: non esiste. O meglio, nessun stravolgimento. Dopo aver riportato ai fasti una pizza che sembrava destinata al passato, viene spontaneo chiedere a Pignalosa quale sarà il prossimo passo, se una nuova versione, altri ingredienti, una Capricciosa ancora più contemporanea. La risposta è semplice: “La mia Capricciosa non la toccherò più. Se si trova un prodotto migliore, certo, si può valutare, ma modificarla o riassemblarla no. Ho portato la tradizione insieme a un pizzico di innovazione ed è giusto così”. Perché, alla fine, tutto torna al punto di partenza: “Senza la tradizione, l’innovazione non può esistere”. Senza troppi capricci.

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