C’è stato un momento in cui ordinare una Capricciosa sembrava quasi démodé. “Mentre il mondo della pizza inseguiva impasti contemporanei, topping sempre più elaborati e nuovi accostamenti, alcune delle grandi classiche della pizzeria italiana tendevano lentamente a scomparire dai menu, come la Wurstel e Patatine o la Capricciosa. Ci avete mai fatto caso?”. Parola di Giuseppe Pignalosa, maestro pizzaiolo de Le Parùle (perdonate il gioco di parole, eccoci di nuovo), a Salerno (in questo caso Parùle, nel linguaggio partenopeo del Settecento, significa orto, l’orto vesuviano). Ma torniamo alle pizze: Pignalosa si era accorto già qualche anno fa della progressiva scomparsa di certi grandi classici e ha deciso di andare nella direzione opposta, recuperando proprio quelle pizze popolari che sembravano appartenere al passato.
“Eravamo diventati tutti innovativi, facevamo pizze ricercate e contemporanee, ma ci eravamo un po’ dimenticati della tradizione. Mi sono chiesto: perché abbiamo perso alcune pizze che trent’anni o quarant’anni fa appartenevano alla napoletanità?”. La risposta? Riportarle in tavola, ma non esattamente come prima.